Giro d'Italia, Filippo Ganna con la maglia rosa (Ansa)
Giro d'Italia, Filippo Ganna con la maglia rosa (Ansa)

Milano, 6 maggio 2021 - E’ un Giro d’Italia con una crono in meno e una squadra in più, con tappe più corte (solo quattro superano i duecento chilometri) e la Puglia come unico assaggio di Sud. E’ un Giro con la prima donna al commento tecnico e senza il vincitore dell’edizione precedente, come ormai accade da tre anni. E’ un Giro che trascura gli specialisti contro il tempo (9 chilometri il primo giorno a Torino, 30 l’ultimo a Milano) e privilegia chi va forte in salita (otto le tappe dure, altrettanti gli arrivi in salita).

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Dove vederlo in tv e orario

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E’ un Giro che celebra ricorrenze (i 160 anni dell’Unità d’Italia, i 700 anni della morte di Dante) e non dimentica i grandi personaggi come Gino Bartali e Alfredo Martini, del quale ricorre il centenario della nascita. E’ un Giro dove bisognerà far subito sul serio, perché di montagne ce ne sono in Emilia, nelle Marche e in Abruzzo e dove si può cominciare a perdere sullo sterrato ben prima della terza settimana, comunque destinata a dare sentenze. E’ un Giro dove i tre nomi più illustri (Bernal, Nibali ed Evenepoel) arrivano da convalescenze più o meno lunghe mentre i loro sfidanti sembrano tirati a lucido: ecco le dieci facce che nelle prossime tre settimane nel bene o nel male regaleranno emozioni.

Egan Bernal. Vince perchè è uno dei più forti nelle corse a tappe, perché correre il Giro è un desiderio che culla da parecchio tempo, perché vuole rendere omaggio all’Italia per averlo lanciato come ciclista. Non vince perché la schiena ancora lo tormenta e due mesi senza gare non aiutano.

Vincenzo Nibali. Vince perché è la corsa che conosce meglio di tutti, perché in nove partecipazioni ha chiuso sei volte sul podio con due vittorie, perché la rincorsa per esserci dopo la frattura alla mano gli ha dato ancora più motivazioni. Non vince perché 36 anni sembrano tanti al cospetto delle nuove generazioni.

Vincenzo Nibali

Remo Evenepoel. Vince perché i fenomeni vogliono tutto e subito, perché il primo grande giro in carriera lo stimola e non lo spaventa, perché dopo l’incidente al Lombardia non vedeva l’ora di tornare a correre. Non vince perché non gareggia dallo scorso agosto e tre settimane sono un esame tosto anche per i migliori.

Simon Yates. Vince perché si presenta nella forma migliore di sempre, perché sa far tesoro degli errori delle edizioni precedenti, perché vuole rifarsi dopo essersi fermato subito lo scorso anno perché contagiato dal covid. Non vince perché ogni volta che vede rosa un giorno nero lo incrocia sempre.

Aleksander Vlasov. Vince perché è pronto per farlo, perché un Giro con molte salite e poca crono gli sta come un vestito, perché in ammiraglia ha un ds come Martinelli che sa meglio di tutti come si arriva in cima al podio. Non vince perché a 25 anni non è facile correre un grande giro senza fare errori.    

Jay Hindley. Vince perché ha dimostrato un anno fa di essere in grado di farlo, perché stavolta si presenta per far la punta e non per aiutare, perché è capace di correre nell’ombra e di saltar fuori quando conta. Non vince perché i grandi favoriti hanno ancora qualcosa in più di lui.

Marc Soler. Vince perché a 27 anni ha l’età per riuscirci, perché la Movistar l’ha cullato in questi anni proprio con questo obiettivo, perché finalmente ha quei gradi di capitano che pretendeva da tempo. Non vince perché spesso i nervi hanno il sopravvento sulle sue qualità.

Mikel Landa. Vince perché mai come stavolta è determinato a farlo, perché ha un team forte e compatto al fianco, perché esser già stato sul podio gli dà la convinzione di poterci tornare. Non vince perché ogni volta che gli toccano i panni di leader della squadra se li sente stretti.

Mikel Landa

Joao Almeida. Vince perché è un corridore competitivo su ogni terreno, perché quindici giorni in maglia rosa lo scorso ottobre gli hanno dato la consapevolezza di potersela giocare, perché ha ancora margini di miglioramento. Non vince perché è di quelli che nei primi dieci stanno bene, senza riuscire a dominare.

Domenico Pozzovivo. Vince perché un Giro così aperto premia chi è bravo a star davanti, perché i suoi 38 e passa anni non li dimostra proprio, perché senza placche e chiodi può finalmente correre senza problemi. Non vince perché anche chi è bravo ad amministrarsi un giorno storto prima o poi lo trova.