Vincenzo Nibali (Ansa)
Vincenzo Nibali (Ansa)

Milano, 19 ottobre 2020 - Inizia la temuta terza settimana al Giro d'Italia 2020. Oggi giorno di riposo, domani si riparte con la tappa 16 da Udine a San Daniele del Friuli. L'arrivo in salita a Piancavallo, ieri, ha stravolto la classifica generale, ma non nelle posizioni di testa. In maglia rosa c'è ancora Joao Almeida, tallonato dall'olandese Wilco Kelderman a 15 secondi. Ecco le pagelle di Angelo Costa dopo due terzi di Giro. 

10 a Almeida

Tredici giorni in rosa, come riuscì a Merckx alla sua età, confermano che il pupo portoghese non è andato in cima al Giro per caso, né per caso c’è rimasto. Dall’Etna in poi guadagna sempre, pagando una giornata storta soltanto a Piancavallo, dove si difende da solo con lucidità e gambe: a lui dire se è stato un episodio o l’inizio della discesa.

9 a Kelderman

Invisibile per due settimane, si presenta sul luogo del delitto all'ora giusta: non stupisce a cronometro, men che meno in salita, così in un weekend diventa l’uomo più pericoloso in Giro. Lo spingono una forma perfetta, la capacità di correre nascosto, ma soprattutto una squadra forte, con Hindley (voto 9) che potrebbe fare il capitano se già non ce ne fosse uno.

9 a Ganna

Vince tre tappe, una delle quali improvvisandosi attaccante da lontano, prenota la quarta a Milano, perché non si vede in Giro uno più veloce di lui nelle crono, ma soprattutto dimostra una maturità che potrebbe servirgli a lavorare su un futuro da Indurain. In un Giro d’Italia avaro con gli italiani, è la bandiera che riusciamo a sventolare.

8 alla Ineos

Al prematuro ritiro di Thomas, reagisce con orgoglio e soprattutto forza: vince cinque tappe, ne sfiora una sesta, come se dovesse far rimpiangere al proprio capitano che razza di squadra si è perso. Se le due crono di Ganna potevano esser messe in conto, i centri di Narvaez, Geoghegan Hart e dello stesso Ganna sulla Sila la dicono lunga sulla qualità del team.

8 a Demare

Quattro vittorie in altrettanti sprint spiegano da sole cosa sia il torneo della velocità in questo Giro: un uomo solo al comando. Anche sulle strade rosa il tgv francese non fa fermate, ribadendo la superiorità stagionale (14 successi) con una squadra che non sbaglia una mossa. Merito anche suo, perché se il velocista è puntuale anche il treno arriva in tempo.

7 a Sagan

Per interrompere il lungo digiuno di vittorie, sceglie la strada più impegnativa: si inventa un numero dei suoi nella tappa di Tortoreto, staccando i compagni di fuga e resistendo alla rincorsa dei big di classifica. Negli sprint invece non va a segno, pur restando sempre a tiro di vittoria: a conferma che sta facendo un Giro per dare spettacolo, non per veder l’Italia.

7 a Ulissi

Dei pallini rossi che ha messo sulla cartina, ne centra due, ad Agrigento e Monselice, finalizzando un lavoro di squadra ottimo. Succede non solo per le sue qualità di ciclista, ma per la sua abilità di farsi voler bene dai compagni, tenendo alto il morale di una truppa che in corsa si muove bene e continua a far crescere talenti, come l’americanino McNulty, uno da seguire.

6 a Pozzovivo

Dopo tredici tappe perfette, perfino spavalde, esce dal weekend tramortito come un pugile che ha preso una scarica di cazzotti. Nella crono di Valdobbiadene spende troppe energie, così poi fatica a difendersi sul suo terreno, le salite, dove incassa un altro ko. Encomiabile per come è andato fin qui a dispetto di mille guai, alla distanza paga la freschezza di rivali più giovani.

5 a Nibali

Arriva alla terza settimana col sospetto di essersi fatto sfuggire il Giro nelle prime due: non brilla sull’Etna, a Roccaraso si difende dicendo che non è il suo arrivo, nella crono perde terreno, nella prima tappa di montagna scivola ancora più indietro. E’ un campione che si è inventato imprese impossibili, ma quello visto finora non sembra averne la forza.

0 alla Ef

Ci mette la faccia in corsa (due tappe vinte, la maglia degli scalatori indossata da Guerreiro), la perde chiedendo all’Uci di fermare il Giro paura del virus, senza consultare i corridori: quando questi smentiscono i propri dirigenti, dichiarando di sentirsi al sicuro nella ‘bolla’ rosa, dimostra di essere un team a più velocità, compresa la retromarcia.