Vincenzo Nibali (Ansa)
Vincenzo Nibali (Ansa)

Bologna, 10 maggio 2019 - "Emozione? E’ la ventunesima grande corsa a tappe alla quale mi presento, ormai ci ho fatto l’abitudine". 
Nel consegnare pensieri e parole all’interno di Fico, quartier generale rosa, Vincenzo Nibali mostra tutta la sua serenità nell’affrontare questo Giro d’Italia 2019 che scatta domani pomeriggio con la crono dal cuore di Bologna a San Luca. Non gli pesa l’etichetta di favorito, né lo opprime l’idea di poter entrare nella storia per la terza vittoria, che lo affiancherebbe a Gimondi, Magni e Hinault, oltre che come il più vecchio di sempre. Semmai lo infastidisce non riuscire a vincere da oltre un anno, dalla Sanremo di un 2018 che poi gli si è rovesciato addosso con l’incidente al Tour, ma anche per questo ha una ricetta: far centro nel lungo viaggio dall’Emilia a Verona. 

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"E’ la corsa che sognavo da bambino, certo che vorrei rivincerla: è un brivido che mi piacerebbe riprovare", racconta Vincenzo con la faccia un po’ così, quella che mostra nelle vigilie importanti. Pochi sorrisi, l’aria di chi è già concentrato su una partenza diversa dalle altre, "perché San Luca è uno sforzo violento e bisognerà affrontarlo bene. Non inciderà sulla classifica, un Giro si vince mettendo un mattone alla volta: farlo nel modo giusto, conta". 

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Lui proverà a farlo "affrontando tutte le tappe con grande attenzione e cercando di avere accanto una squadra unita: ho lavorato bene, sono qui per un buon risultato. Non aggiungo altro, per scaramanzia". Non si preoccupa dell’età ("tanti campioni dimostrano che non è un limite, comunque guardo solo a ciò che posso fare io"), non si scuote nemmeno quando gli ricordano che di tutti quelli in gara è l’unico ad aver vinto più di un grande giro: Nibali sa che questo dovrà sudarselo come gli altri, soprattutto perché la concorrenza è alta. 

"Difficile assegnare stellette ai favoriti, la rosa dei possibili vincitori è ampia: di sicuro Dumoulin, Roglic, Landa e Simon Yates sono i rivali più importanti. Doverne affrontare tanti non mi mette pressione: sono tranquillo". 
Sarebbe stato ancor più tranquillo con una vittoria, "perché alzare le braccia sul traguardo per un atleta è la cosa più bella e a me manca". 

Parlano i protagonisti

Ma a lasciarlo sereno sono il modo in cui si è preparato, il numero di gara (41) che è lo stesso del Tour vinto e una squadra in cui all’età media più alta di tutte quelle in Giro (31 anni) corrisponde altrettanta esperienza. "Ho accanto uomini per tutte le occasioni e ogni terreno: se gli altri sono più attrezzati, vorrà dire che si prenderanno la responsabilità della corsa. Poi c’è mio fratello Antonio, col quale ho corso una Vuelta e al Giro mai: è bello, particolare, ma in gara non ci fai caso. Forse è più pesante per lui, che ha dovuto meritarsi il posto come gli altri e non perché è parente mio: nelle corse disputate si è comportato bene". 

Adesso dovrà comportarsi bene lui, in un Giro che vede "nervoso all’inizio e duro sulle montagne, dove bisognerà metter in conto il freddo. E’ lì che conta farsi trovar pronti". Per poter provare l’emozione che vale di più: quella da vincitore.

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