Tom Dumoulin (Ansa)
Tom Dumoulin (Ansa)

Praia a Mare, 11 maggio 2018 - Le pagelle di Angelo Costa sulla nona tappa del Giro d'Italia 2018.

Giro d'Italia 2018, classifica e risultati dopo la nona tappa

10 a Dumoulin. Continua a restar nascosto in corsa, senza sprecare una goccia di sudore: è sempre più l’uomo forte di questo Giro. Da Gerusalemme in qua ha seminato per strada pochi secondi, mai l’impressione di essere in difficoltà: si sta preparando a saltar fuori quando ci sarà battaglia, che viaggi col jolly in tasca della crono in Trentino lo rende col passar dei giorni il vero favorito.

9 a Simon Yates. Voleva la tappa e se la prende, ma non dà certo l’idea di esser irresistibile come lo descrivono in tanti: puntasse a fare il vuoto la classifica, non si acconterebbe dello sprint finale, ma proverebbe a decollare prima. Gioca da stopper fino ai duecento metri, rinforza la sua maglia rosa con l’abbuono: per dire che sarà lui il signore del Giro meglio aspettare esami e soprattutto prove più importanti.  

8 agli italiani. Non pervenuto Aru, si fanno vedere molti degli altri: Pozzovivo va all’assalto nel finale e resta nei primi cinque in classifica, Formolo conferma di avere il passo dei migliori, il giovane Ciccone non si limita a star davanti, ma tenta tre volte il colpo grosso, Masnada vede svanire il successo dopo 222 chilometri di una fuga iniziata subito. Non vince, ma è comunque un’Italia che merita applausi.

4 ad Aru. Si spegne quando la corsa si accende, primo delle grandi firme a uscir di scena: quando arriva sul traguardo è talmente stremato da procedere a zig zag. ‘Giornata no’, ammette, ma ormai cominciano a esser tante: indietro in Israele, non brillante sull’Etna, a ruota a Montevergine, viene respinto dal primo grande arrivo di montagna. Tanto da far venire il sospetto: che nelle tappe più dure possa soltanto peggiorare.

2 a Froome. Vedi alla voce Aru: al netto delle tante sfortune (caduto a Gerusalemme e a Montevergine, costretto a far notte dopo l’Etna), fin qui è andato sempre in rosso. Preoccupato o no che sia per la vicenda del Ventolin, è comunque un Froome diverso da quello che al Tour, o anche nella discussa Vuelta, prima di cominciare a dettar legge non si faceva mettere all’angolo: come in questo Giro succede regolarmente.