Chris Froome (Lapresse)
Chris Froome (Lapresse)

Praia a Mare, 12 maggio 2018 - Facce arrabbiate in Giro. Una è quella di Elia Viviani, che al terzo sprint assapora il gusto amaro della sconfitta: pronosticatissimo anche sul primo traguardo italiano, come spetta a chi in Israele si è dimostrato il migliore nel settore alta velocità, la freccia ciclamino deve inchinarsi. Lo batte un irlandese nato in Belgio, Sam Bennett, 27 anni, che mai aveva vinto in una grande corsa a tappe: dopo essersela giocata anche nelle prime due volate, chiuse al terzo posto, fa finalmente centro perché negli ultimi cinque chilometri si incolla al veronese, disposto a marcarlo anche se dovesse andare in bagno. Tattica perfetta, realizzata senza altri aiuti che se stesso: quando Viviani salta davanti a Modolo, Bennett salta davanti a entrambi.

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Facce arrabbiate sono soprattutto quelle di chi due giorni fa ha fatto notte per scendere dall’Etna: nel Giro dei lunghi trasferimenti, l’ultima in Sicilia si è rivelata la tappa più dura. Per qualcuno anche un calvario: bloccato in cima al vulcano perché non riusciva a fare la pipì all’antidoping, Froome ha perso l’elicottero predisposto dal suo team per consentirgli un rapido rientro in albergo (Aru, che invece ce l’ha fatta, in mezz’ora si è spicciato), poi ha rischiato di fare altrettanto con l’ultimo traghetto, dove è stato visto salire correndo a piedi. Eccezione a parte, la regola per tutti è stata presentarsi in stanza intorno alle ventitré, con tutta la routine ancora da affrontare: cena, massaggi e, naturalmente, sonno. A seguire malumore e rabbia, sfociati ieri mattina al via dalla Calabria in una protesta con gli organizzatori, anche se ormai è chiaro che in questo Giro i tempi lunghi sono un problema con cui bisogna convivere: gli arrivi crepuscolari imposti dalla tv inevitabilmente stanno cambiando il fuso orario della corsa.
Dopo le cinque della sera è previsto anche l’epilogo di oggi, al Santuario di Montevergine, a quota milletrè: un classico, che classicamente non rivoluziona la classifica. Salita di quindici chilometri da affrontare a ritmo intenso, quasi un lungo sprint all’insù: inutile attendersi distacchi memorabili, meno ancora facce arrabbiate.