Chris Froome (LaPresse)
Chris Froome (LaPresse)

Trento, 16 aprile 2018 - Chris Froome ha così voglia di correre in Italia da presentarsi con abbondante anticipo alla conferenza stampa del Tour of the Alps, l’ex giro del Trentino che da oggi a venerdì, fra Arco e Innsbruck, propone oltre una bella scorpacciata di salite. Un bel test in vista del Giro d’Italia 2018 che il keniano bianco affronterà con l’abituale spirito da cannibale con cui ha conquistato quattro Tour e l’ultima Vuelta, anche se quest’ultima è ancora appesa all’esito della vicenda salbutamolo, atteso entro fine giugno: dovesse scattare una sanzione per aver superato i limiti di un medicinale consentito, il britannico si vedrà sfilare al massimo il trionfo spagnolo, non un’eventuale gioia rosa.

Reduce da due giorni sulle strade del Giro, per ripassare lo Zoncolan e studiare la crono di Rovereto, Froome ha l’aria dello studente che al Tour of the Alps, dove affronta futuri rivali come Aru e Pinot, è pronto a fare le prove generali: "So che la mia Sky ha vinto le ultime tre edizioni, ma non è che poi abbia fatto benissimo al Giro: mi auguro che a me vada un po’ meglio… ", ci scherza su il britannico, convinto che questa sia una buona occasione, oltre che l’ultima di qui a maggio, non solo per scegliere i compagni per la spedizione rosa, ma anche per cogliere il primo successo in stagione. "Non sono preoccupato: anche un anno fa arrivai al Tour a secco. Certo, presentarmi al Giro con una vittoria mi darebbe più fiducia, ma non è un requisito fondamentale. Non ho bisogno di lanciar segnali: sono convinto di esser già in ottime condizioni, in ogni caso proverò a fare un buon risultato anche qui", dice alla vigilia della tappa inaugurale, da Arco a Folgaria.

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Non lo impensierisce l’anomala vicenda doping che lo tiene in ballo da mesi ("Non voglio commentare più, né dovrebbero farlo altri. Stiamo tutti aspettando che si risolva in fretta: mi incoraggiano le reazioni di affetto di colleghi e pubblico per venire a correre in Italia"), né che ancora gli venga chiesto di episodi legati all’inchiesta su Sky ("Ho già chiarito tutto, siamo qui per parlare di tutt’altro") e tantomeno il fatto che il Giro parta da zone vicine alla guerra ("non mi interessa la politica, sono un ciclista: se la corsa parte da Israele sarò lì"): l’idea fissa che accompagna ‘Froomey’ è la maglia rosa. Tanto che, quando gli chiedono se il principale rivale non sia Aru ("Sulle strade d’Italia voglio divertirmi e far divertire", commenta il sardo seduto lì accanto), il britannico risponde: "Non c’è un uomo che mi preoccupi più di un altro: una classifica dei pericoli si potrà fare solo quando cominceranno i distacchi. Si partirà tutti alla pari, gli avversari li deciderà la corsa". Oppure, come è successo al Tour e pure alla Vuelta, direttamente lui.

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