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Da una capitale religiosa a un’altra capitale di culto, un viaggio di 3.563 chilometri con poca cronometro (44 chilometri in tutto, mai cosi pochi da quarant’anni in qua) e tantissima salita: il Giro d’Italia 2018, numero 101, non si nega nulla, compresa l’ebbrezza di decidersi in cima alle montagne piemontesi e il giorno dopo presentarsi a Roma per la passerella finale.

Giro d'Italia 2018, chi sono i favoriti. La 'griglia di partenza'

Si parte da Gerusalemme (il 4 maggio) ed è già storia: mai un grande giro si era mosso fuori dall’Europa. Tre giorni in Israele con 10 chilometri di crono in apertura, per assegnare la prima maglia rosa, e un paio di tappe per velocisti, tenendo d’occhio il deserto e le insidie del vento. Poi la lunga risalita dalla Sicilia, con tre punti chiave da affrontare: subito l’Etna dal versante più cattivo per cominciare a capire come stanno i big, poi alla fine della seconda settimana lo Zoncolan, dopo aver scalato altri due passi (Duron e Valcalda), infine il terz’ultimo giorno lo Jafferau in coda a un tappone con lo sterrato del Colle delle Finestre e il Sestriere.

Tre piatti di portata per un Giro che offrirà molti stuzzichini, alcuni dei quali potrebbero risultare indigesti e condizionare la classifica. Già la Sicilia non è soltanto Etna, perché proporrà sempre tappe nervose, poi gli arrivi a Montevergine e soprattutto sul Gran Sasso, con un finale tosto che si arrampica a quota duemila, non decideranno l’albo d’oro, ma nemmeno consentiranno distrazioni a chi desidera entrarvi. Subito dopo il riposo, ecco l’Umbria e le Marche, che non daranno ai corridori il tempo di tirare il fiato: in programma un paio di frazioni agitate, una col chilometraggio maggiore di questa edizione (239 chilometri) da Penne a Gualdo Tadino con l’impegnativo Fonte della Creta da affrontare in partenza, l’altra sulle strade amate dall’indimenticato Michele Scarponi, con arrivo a Osimo.

Attraversata la Romagna per concedere ai velocisti di giocarsi una tappa nell’autodromo di Imola, ecco lo Zoncolan e subito dopo Sappada, anche qui con quattro colli tosti da scalare: è il prologo alla settimana conclusiva che dopo il riposo proporrà la velocissima crono fra i vigneti da Trento a Rovereto prima della tre giorni piemontese, con Prato Nevoso prima del tappone dello Jafferau e Cervinia subito dopo, ovviamente con un paio di montagne prima dell’ascesa finale. Duro o meno che sia questo Giro, lo diranno i corridori, anche se Fabio Aru, che questo percorso lo conosce meglio di tutti, ha già risposto alla domanda su dove si vincerà: 'A Roma. E tutti i giorni precedenti sono buoni per perderlo'.

di ANGELO COSTA

Giro d'Italia 2018, il percorso e gli arrivi in salita (otto)

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