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5 mag 2022

I 10 favoriti del Giro d'Italia 2022

Da Carapaz a Dumoulin, passando per Yates, Bardet e l'eterno Nibali: tutti i nomi a caccia della maglia rosa

5 mag 2022
giusy anna maria d'alessio
Sport
Richard Carapaz (Ansa)
Richard Carapaz (Ansa)
Richard Carapaz (Ansa)
Richard Carapaz (Ansa)

Roma, 5 maggio 2022 - Senza il vincitore uscente Egan Bernal, alle prese ancora con il recupero dal grave incidente in allenamento occorso a gennaio, il Giro d'Italia 2022, che partirà da Budapest il 6 maggio per poi arrivare a Verona il 29 maggio, si preannuncia quasi senza un padrone: quasi, perché i gradi del favorito numero uno restano in casa Ineos Grenadiers.

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Richard Carapaz

L'ecuadoriano la corsa rosa l'ha già vinta nel 2019 e, per restare ancorati ai tempi più recenti, nel 2021 si è piazzato sul terzo gradino del podio al Tour: il tutto poco prima di laurearsi campione olimpico a Tokyo nella prova in linea. Eppure, la primavera di Carapaz non è stata molto semplice: a rincuorarlo uno squadrone pazzesco, nel quale elementi del calibro di Pavel Sivakov, Richie Porte (all'ultima grande corsa a tappe in carriera) e Jonathan Castroviejo potrebbero rivelarsi qualcosa in più di semplici gregari e un percorso molto simile alla fortunata edizione nel 2019. Con annesso arrivo analogo nell'Arena di Verona.

Tom Dumoulin

Si parla di squadroni, di corridori che hanno già vinto il Giro (per la precisione nel 2017) e di Tokyo 2020 e il pensiero non può che andare a Tom Dumoulin, uno che un anno fa, di questi tempi, si considerava ancora un ex corridore. Poi la svolta nella prova a cronometro delle Olimpiadi, dove si piazzò secondo alle spalle di Primoz Roglic: quel giorno il grande ciclismo riscoprì la stella di Dumoulin e, in un certo senso, Dumoulin riscoprì se stesso e l'amore (mai passato) per le due ruote. Certo, una grande corsa a tappe è tutta un'altra musica: se ne accorgerà strada facendo l'olandese o forse, chissà, se ne accorgeranno i suoi avversari.

Simon Yates

Da chi il Giro lo ha già vinto a chi lo ha solo accarezzato prima di crollare in maniera clamorosa nei tapponi di montagna: correva l'anno 2018 e da allora Simon Yates in un certo senso ha fatto pace con la corsa rosa un anno fa, quando riuscì a salire sul terzo gradino del podio. Adesso però per il britannico sembra giunta l'ora di ambire a qualcosa di più: magari a quella maglia rosa in passato scivolata via proprio sul più bello.

Joao Almeida

Un altro 'one-hit wonder' del Giro è Joao Almeida, grande protagonista nella pazza edizione del 2020, quella disputata a ottobre a causa della pandemia. Il portoghese, passato nel frattempo all'UAE Team Emirates, si piazzò ai piedi del podio (mentre fu sesto un anno fa) dopo essersi messo in mostra come un grande cronoman con eccellenti doti di resistenza in montagna: due ingredienti fondamentali per fare bene nei Grandi Giri. L'altro è la testa, non sempre alleata di colui che, forte anche di una squadra di tutto rispetto (in cui figura anche il 'nostro' Davide Formolo), cercherà in questa edizione la definitiva consacrazione.

Wilco Kelderman

Grande protagonista della folle edizione del 2020 (vinta dalla meteora Tao Geoghegan Hart) fu anche Wilco Kelderman, un'altra eterna promessa del ciclismo mai pienamente mantenuta se si esclude forse solo il terzo posto proprio di quel Giro così sui generis. A complicare le cose per l'olandese ci si mette la solita grande confusione in casa Bora-Hansgrohe, squadra che quest'anno schiera anche Jai Hindley (secondo nel 2020) ed Emanuel Buchmann: un tris di assi e mine vaganti per i favoritissimi o gli ennesimi bluff che finiranno con il danneggiarsi a vicenda?

Pello Bilbao

C'è aria di dualismo interno anche in casa Bahrain Victorious, dove verosimilmente sarà la strada ad assegnare i gradi di capitano a uno tra Pello Bilbao e Mikel Landa: quest'ultimo sembra un po' pagare la sindrome dell'eterno gregario ed è probabile che il copione possa ripetersi anche in questa edizione della corsa rosa, alla quale Bilbao apparentemente si presenta in condizioni di forma psicofisica migliori. Più che la vittoria l'obiettivo per il classe '90 sembra il podio, missione mai riuscita in carriera in un Grande Giro.

Romain Bardet

Sogna la Spagna ma sogna pure la Francia: innanzitutto con Romain Bardet, fresco di vittoria del Tour of the Alps. Da un lato una magra consolazione per chi all'alba della carriera era indicato come il possibile erede di Bernard Hinault, ma dall'altro un bel segnale di rinascita dopo tante delusioni che potrebbe far sperare il transalpino in un miglioramento del settimo posto di un anno fa.

Guillaume Martin

La testa non è mai stata il problema della carriera di Guillaume Martin, il 'ciclista filosofo' che, al debutto al Giro, sogna di scrollarsi di dosso l'etichetta di eterna promessa. Per farlo dovrà confermare le ottime doti in salita testate nella recente lunga preparazione effettuata sull'Etna e, soprattutto, migliorare quelle catastrofiche in discesa.

Vincenzo Nibali

C'è chi invece in discesa ha costruito gran parte dei suoi successi: i 37 anni inoltrati non aiutano Vincenzo Nibali, che in teoria si presenta al Giro come valida spalla di Miguel Angel Lopez. Eppure, in un'edizione che proporrà un arrivo anche nella sua Messina è impossibile non aspettarsi qualcosa di speciale da parte dello Squalo, forse all'ultima recita nella corsa che ha vinto nel 2013 e nel 2016.

Giulio Ciccone

I residui sogni di gloria azzurri sono riposti in Giulio Ciccone, forse all'ultima chiamata per dimostrare al grande pubblico (e magari anche a se stesso) di essere un corridore capace di fare classifica nei Grandi Giri: sogno cullato in particolare dopo la maglia gialla indossata nel Tour del 2019. Il tempo rema invece dalla parte di Lorenzo Fortunato, che un anno fa conquistò lo Zoncolan e le attenzioni dei tifosi italiani, che vedono in lui la stella del futuro dei Grandi Giri. O forse già del presente?

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