Elisa di Francisca (sx) e Arianna Errigo
Elisa di Francisca (sx) e Arianna Errigo

Roma, 25 gennaio 2020 - Amiche mai, come in una versione al femminile della vecchia canzone di Venditti. Amiche non lo sono più da quasi otto anni, la bicampionessa olimpica Elisa Di Francisca, 37 anni, e la sua collega Arianna Errigo, 31, oro a squadre insieme nel fioretto in quella Londra dove tutto iniziò. E il tutto è la rivalità tra due primedonne sfociata in rissa verbale dopo aver ottenuto la qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo. Il pass doveva calmare le acque, ha finito per trasformare in una cascata di accuse il fiume sotterraneo della rivalità. Tanto che ieri è dovuta intervenire la Federazione, a mettere un freno allo scambio di vedute pubbliche (come è l’odio ai tempi dei social) tra le azzurre: la Fis ha stigmatizzato i toni e invitato il ct Andrea Cipressa a riunire la squadra per ritrovare serenità. "Non tollereremo altri atteggiamenti di questo tipo".

Finora la situazione era rimasta nei confini della competizione interna, che è quasi obbligata in uno sport come la scherma dove anche quando gareggi per la squadra in realtà sei solo con te stesso, dove il concetto di gruppo è quello di un insieme di singoli, gli stessi che si sfidano nelle prove individuali senza risparmiarsi un colpo. Non è la prima volta, non sarà l’ultima: lo sport italiano ha le bacheche piene di medaglie conquistate da atleti che si detestavano fuori dai campi eppure riuscivano a remare tutti nella stessa direzione, che era quella di far suonare l’inno di Mameli dopo una finale. Nemmeno nella scherma, nemmeno nel Dream Team femminile del fioretto, gli affondi tra compagne sono una novità: capitò anche a Valentina Vezzali, capita spesso a chi vince, di non ricevere solo i complimenti pubblici.

Nel caso della jesina Di Francisca e della monzese Errigo, la crepa nello specchio della foto idilliaca ha iniziato ad aprirsi a Londra, Olimpiadi 2012, con la Di Francisca che batte la compagna 12-11 in rimonta alla stoccata supplementare, sfruttando una ferocia superiore. L’oro a squadre fu una pomata temporanea. Da allora, le distanze si sono gradualmente allargate, fino alle parole rilasciate qualche giorno fa dalla Di Francisca al Corriere dello Sport: "Non c’è gioia, prima preparavamo l’inno e cantavamo, adesso ognuna si fa gli affari suoi. E chissenefrega se questa uscita non mi farà risultare simpatica, tanto mi manca poco". Perché come ha raccontato su queste colonne, il primo progetto di Elisa dopo Tokyo è di dare un fratellino o una sorellina al piccolo Ettore, che compirà tre anni proprio il giorno della finale in Giappone. Conoscendola, ha dato la scossa perché vuole chiudere all’altezza del suo passato. Come ci arriverà la squadra, a quel giorno, è tutto da vedere: la Errigo, che nel frattempo ha anche tentato di raddoppiare gli sforzi impegnandosi nella sciabola e ricorrendo al Tas per non essere stata convocata nella seconda arma, ha replicato con una stoccata personalissima. "Farebbe meglio a risparmiare energie invece di spenderle in polemiche inutili, ora che ha il ruolo delicato dell’ultimo assalto, cosa che non le sta riuscendo benissimo". Per fortuna che in mano hanno ‘solo’ un fioretto, e non armi più pericolose.