Dustin Johnson
Dustin Johnson

Storicamente, il passaggio di potere da un re al suo successore, avveniva mediante la cessione dello scettro, simbolo del potere stesso. Al Masters, il 15 novembre, non c’era nessuno scettro ma una Giacca Verde, che “Re Tiger” ha fatto indossare a Dustin Johnson. Ora, dire se DJ potrà essere il nuovo re è sicuramente prematuro. Gli indizi però, specie nell’ultimo anno, portano in quella direzione. Dustin è oggi indiscutibilmente il giocatore più dominante e costante nel rendimento. Nelle ultime sette apparizioni, andando a ritroso dal Masters, ha conquistato tre vittorie, tre secondi posti e un sesto.

Ma cos’è cambiato nel gigante americano? Il suo marchio di fabbrica, il drive devastante, è rimasto inalterato. È stato fra i primi cinque giocatori più lunghi del PGA Tour ogni anno dal 2008 e leader nel 2015. Rispetto all’inizio della carriera però oggi è aumentata la precisione. Mentre una volta era semplicemente definito bombardiere, per drive siderali ma spesso erranti, oggi è diventato anche un cecchino, spaccando letteralmente le piste in due se si trova in giornata giusta. La riprova arriva direttamente dai fairway di Augusta, colti con una precisione imbarazzante (oltre 90%). Un altro aspetto tecnico decisamente migliorato è quello legato ai colpi al green. Attenzione, non solamente i green in regulation, ovvero con la pallina che vi si ferma due colpi meno del par della buca, bensì molto spesso in prossimità della bandiera. Puttare entro i tre metri dall’asta alza esponenzialmente le percentuali di realizzazione dei professionisti e, di conseguenza, abbassa la media score. Non è un caso che DJ sia stato il giocatore del PGA Tour con la media score più bassa da inizio stagione sino al Masters: 66,989 colpi a giro. Fate voi i conti di quale sarebbe il suo handicap se fosse un amateur!

Se da una parte il gigante di Columbia è migliorato tecnicamente, dall’altra è indiscutibile come il grosso cambiamento sia avvenuto fuori dai green. I più attenti ricorderanno come si fosse “autosospeso”, inizialmente a tempo indefinito, nell’agosto 2014. In quel momento era il giocatore numero cinque del mondo ma non esitò a prendersi una pausa, senza dare grandi spiegazioni. Negli anni precedenti era risultato positivo a cocaina e marijuana, ma il PGA Tour definì tali droghe come ricreative e non dopanti. Le critiche non tardarono. Più di un addetto ai lavori parlò di un giocatore immaturo, viziato e sulla strada della perdizione… Un “Balotelli” del golf, per dirla all’italiana. 

Ma la vita di DJ aveva già preso una piega differente senza che lui lo sapesse, nel 2009, quando giocò una Pro Am con Janet Gretzky, conoscendo la sua famiglia alla cena dell’evento. A tavola erano presenti il marito Wayne, ex fuoriclasse canadese di hockey su ghiaccio, e soprattutto la splendida figlia, modella e cantante, Paulina. I due ragazzi restarono in contatto uscendo la prima volta tre anni dopo. A giugno 2013 l’annuncio della loro relazione, seppur senza essere ancora convolati a nozze per i tanti impegni. Poi diventano una vera famiglia il 19 gennaio 2015 con la nascita del primogenito, Tatum Gretzky Johnson. È proprio il primo figlio (il secondo, River Jones, arriverà il 12 giugno 2017), a cambiare radicalmente DJ, trasformandolo da ragazzo a uomo. La responsabilità di una famiglia propria, l’esempio di un suocero sportivo e la possibilità di una relazione stabile lo hanno trasformato. 

Questo cambiamento è stato evidente anche in campo e nel gioco del golf che in fondo, lo sappiamo, è lo specchio della vita. L’uomo di ghiaccio, con un atteggiamento sempre apparentemente calmo e imperturbabile, si è sciolto dopo aver indossato la Giacca Verde. “So di non essere una persona particolarmente brillante e di spirito – ha raccontato – ma ora che il mio gioco ha un buon livello potrò prendermi più tempo per lavorare sul mio carattere”. Se la sua pacatezza non gli permette di essere un personaggio fuori dal campo, certamente con i bastoni in mano non è dannosa. Un tempo, anche da leader nell’ultimo giro con diversi colpi di margine sugli avversari, avrebbe giocato sempre all’attacco a favore dello spettacolo. Ad Augusta è stato più accorto e ha ragionato. Nelle ultime nove buche, ad esempio, pur avendone la possibilità non ha mai giocato il secondo colpo al green nei par 5. Se è vero che alla 13 è stato penalizzato da una palla in fairway ma sporca, la stessa decisione è stata presa alla buca 15, quando ha preferito giocare il lay up piuttosto che sparare a tutta. Parte del merito va sicuramente dato ad Austin, suo fratello minore che gli fa da caddie da quando ha smesso di giocare a basket come guardia alla Charleston Southern University. Non solo lo consiglia tecnicamente (esemplare il continuo confronto sui green), ma è anche una delle poche persone in grado di capire a fondo i suoi stati d’animo.

Oggi DJ sta scrivendo la storia del golf a suon di record. Ha vinto sei tornei del World Golf Championships, palmarès che lo piazza secondo solo all’inarrivabile Tiger, che di WGC ne ha vinti ben 18. Grazie al successo nel Traveler Championship del 2020, DJ è diventato il solo  terzo giocatore nella storia del PGA Tour a vincere un titolo in ciascuna delle sue prime 13 stagioni. Davanti a lui, per il momento, ci sono solo Jack Nicklaus (17 stagioni) e Tiger Woods (14). Nel febbraio 2017 per la prima volta è diventato il numero uno al mondo e vi è rimasto per 64 settimane consecutive, il quinto periodo di leadership più lungo. Nei tre anni successivi è riuscito sempre a tornare in vetta all’OWGR totalizzando oltre 100 settimane sul trono del mondo. Quinto giocatore di sempre a sfondare il muro dei 70 milioni di dollari guadagnati in carriera supererà presto Vijay Singh, al quarto posto (71.236.216), e Jim Furyk (71.313.279). Poi per raggiungere Phil Mickelson, secondo con 92.169.822, dovrà faticare maggiormente mentre resta ancora lontano ‘Re Tiger’ con l’iperbolica cifra di 120.851.706 dollari.

Un cammino ancora lungo quello che ha di fronte DJ per diventare il vero dominatore del golf poiché ora più che mai dovrà dimostrare di meritarsi quello scettro. Serve inoltre un impegno formale: sarà pronto a giurare di essere un giocatore con la “testa sulle spalle“? E ancora: McIlroy, Koepka, Thomas e Rahm saranno pretendenti al trono o solamente dei fedeli servitori? Fortunatamente per il prossimo scettro, ops, Giacca Verde, non bisognerà aspettare poi così tanto.