Il Tour 2017 sotto la lente di ingrandimento dell'antidoping
Il Tour 2017 sotto la lente di ingrandimento dell'antidoping

Roma, 31 maggio 2020 – Il mondo del ciclismo rischia di nuovo di essere travolto da una brutta vicenda doping. Tutto nasce dall’operazione Aderlass - nata principalmente nello sci di fondo in coincidenza con i Mondiali di Seefeld dopo la confessione dello sciatore Johannes Durr - che ruota attorno alla figura trasversale del medico Mark Schmidt, in passato legato anche al mondo del ciclismo con Milram e Gerolsteiner. Dal fondo al ciclismo il passo può essere breve, infatti secondo il quotidiano belga Het Nieuwsblad sotto esame ci sarebbero anche alcuni ciclisti dei Tour 2016 e 2017 pur se non strettamente collegati al medico Schmidt, ma comunque sospettati di aver utilizzato sostanze non rilevabili all’epoca dai controlli antidoping. Si parla di sostanze di origine americana utilizzate in diversi sport e tenute all’ombra dei controlli.

L’ipotesi dell’accusa è che all’epoca, principalmente nel Tour de France 2017, siano state utilizzate sostanze illecite non disponibili sul normale mercato farmaceutico e non rilevabili dai controlli. Ma col passare del tempo, come spesso accade, la tecnologia fa passi da gigante e ora ci sarebbe la possibilità di scovare quelle sostanze dai test di quel Tour. Ecco allora che sulla base di nuove testimonianze la CADF (Cycling Antidoping Foundation) starebbe appunto testando i campioni dei Tour 2016 e 2017, probabilmente con l’aiuto del laboratorio di Colonia – il più accreditato Wada – con la possibilità di riscontrare nuove positività a sostanze illecite. Come noto quei Tour vennero vinti da Chris Froome e secondo Het Nieuwsblad non è escluso che possano essere scovati anche nomi molto noti tra i possibili coinvolti.