Laurent Duvernay-Tardif, lineman dei Kansas City Chiefs
Laurent Duvernay-Tardif, lineman dei Kansas City Chiefs

Kansas City, 25 luglio 2020 - Rinunciare a giocare una stagione in Nfl, e a un contratto milionario, per fare il medico e aiutare durante l'emergenza Coronavirus. E' la coraggiosa scelta fatta da Laurent Duvernay-Tardif, lineman dei Kansas City Chiefs, i vincitori dell'ultimo Super Bowl per intenderci. Laurent è stato il primo medico tirocinante (è laureato alla prestigiosa McGill University di Montreal) della storia a giocare una finale per il titolo della Nfl. 

Duvernay-Tardif ha deciso di rinunciare a disputare la stagione entrante del football americano, e di usufruire della clausola di "opt out", che concede ai giocatori della lega la possibilità di sospendere il proprio contratto, rinunciando di fatto a disputare la stagione 2020. 

Il campione canadese, è di Mont-Saint-Hilaire in Quebec, preferisce fare il medico e aiutare i malati in corsia, che guadagnare sui campi di gioco, e il meccanismo dell'opt out lo permette: il giocatore che ne usufruisce riceve comunque 150mila dollari, mentre il contratto in essere viene posticipato di un anno. 

Duvernay-Tardif ha completato gli studi nel 2018, ma fa parte del team di Kansas City dal 2014, quando fu scelto al sesto giro del draft. E' molto bravo, e per questo non aveva ancora completato la specializzazione preso dagli impegni da atleta. Durante il lockdown era tornato per finire il percorso di studi per diventare medico, ma è finito in prima linea nella lotta al Covid-19 come assistente in una casa di cura per lungo degenti a Montréal. Da lì ha deciso di non muoversi finchè l'epidemia sarà in corso, nonostante la stagione Nfl stia per cominciare. 

Il 29enne ha spiegato: "Si tratta di una delle decisioni più difficile della mia vita, ma devo seguire le mie convinzioni e scegliere ciò che personalmente credo sia giusto fare. Il mio impegno in prima linea durante la off-season mi ha portato a sviluppare una prospettiva diversa riguardo la pandemia e lo stress che causa agli individui ed ai nostri sistemi sanitari. Non mi posso permettere di diventare un potenziale veicolo di trasmissione del virus verso la nostra comunità semplicemente per praticare lo sport che amo. Se proprio devo correre dei rischi, lo farò prendendomi cura dei pazienti".