Una volata di gruppo
Una volata di gruppo

Bologna, 22 luglio 2020 – Manca poco ormai al via ufficiale internazionale della stagione ciclistica. Ad agosto prenderanno il via le competizioni Uci, con il Tour de France fissato a fine mese, ma ancora non c’è definitiva chiarezza su cosa accadrà in caso di positività di un ciclista o di un membro di una squadra durante una gara. Di fatto, c'è il rischio di fermare una corsa in caso di contagio.

Come riporta Cyclingnews, il protocollo Uci prevede continui test prima delle gare, per creare una sorta di bolla sicura, con tamponi ai ciclisti almeno tre giorni prima della gara - con riferimento alle corse di un giorno - mentre per i grandi giri i test saranno continui nell’arco delle tre settimane probabilmente con unità mobili. I ciclisti, inoltre, dovranno recarsi alle gare con qualche giorno di anticipo per essere controllati. Ma è in caso di positività a gara iniziata che ancora non c’è definitiva chiarezza. L’Uci ha aperto all’ipotesi di poter continuare a gareggiare a fronte di un positivo, tuttavia bisognerà capire chi è entrato ‘a stretto contatto con il positivo’ o chi ha avuto ‘contatto di esposizione a rischio basso’. La differenza potrebbe risiedere nella condivisione degli spazi, chi è entrato a contatto con il contagiato in ambienti chiusi, come la stanza d’albergo, potrebbe rientrare nel primo caso, chi invece ha condiviso spazi aperti potrebbe rientrare nel secondo. E considerando che si corre in gruppo la situazione potrebbe diventare difficilmente gestibile. In ogni caso, l’Uci si riserva di seguire le norme mediche di ciascun paese ospitante e di prendere una decisione finale, sul prosieguo o meno della corsa, in maniera adeguata alla situazione vigente. Ad oggi non c’è dunque un protocollo simile al calcio che garantisca il proseguimento dell’attività in caso di positività di un atleta o un tesserato.