Mathieu van der Poel sul gradino più alto dell'Amstel (Ansa)
Mathieu van der Poel sul gradino più alto dell'Amstel (Ansa)

Valkenburg (Olanda), 21 aprile 2019 - In cima al pronostico da giorni, Mathieu Van der Poel, astro nascente del ciclismo olandese, vince l’Amstel Gold Race 2019 nel modo che conosce meglio: da fenomeno. Solo uno così può prendersi una corsa già chiusa, perché Alaphilippe e Fuglsang, fuggendo insieme negli ultimi 38 chilometri, la trasformano in un affare privato: peccato che l’affare, nei duemila metri conclusivi, si dimentichino di concluderlo, facendosi i dispetti. Morale: mentre i due padroni di giornata stanno a guardarsi, da dietro piomba Van der Poel con il suo codazzo, che rimonta i duellanti nell’ultimo chilometro e se li beve come una buona birra nei cento metri finali, regalando al suo paese un successo che mancava da diciotto anni. E’ un epilogo che la cronaca consegna direttamente alla storia: rimonte da batticuore così se ne sono viste poche.

Se ne sono visti pochi anche come Mathieu Van der Poel, 24 anni, uno che comincia a vincere su strada dopo aver conquistato tutto nel ciclocross, dove è iridato in carica, e anche nella mountain bike. Merito dei geni di una famiglia come poche: il nonno è Raymond Poulidor, idolo dei francesi pur non avendo mai indossato la maglia gialla, il papà è Adrie Van der Poel, che il giovane Mathieu aveva già eguagliato vincendo il mondiale nel cross e il titolo nazionale su strada e adesso, in soli cinque giorni, ha raggiunto in altri due albi d’oro, Freccia del Brabante e, appunto, Amstel. Un predestinato, che in questa primavera ha regalato numeri da fuoriclasse anche al Fiandre, chiuso al quarto posto dopo guai e rincorse varie, perché la giovane età non gli tiene a freno l’esuberanza. Sembrava così anche in questa Amstel, dove Van der Poel prova a scappare già a 44 chilometri dall’arrivo, finendo presto inghiottito dal resto del branco: così gli tocca la parte dell’inseguitore, con tutti gli altri a ruota, forse perché anche contro il vento il baby prodigio olandese è il migliore della compagnia. Sembra solo la rincorsa a un piazzamento, si rivela invece una corsa diversa da quella ormai decisa: colpa dell’eccesso di sicurezza di Alaphilippe e Fuglsang, merito soprattutto di un ragazzo dal talento esagerato.

ORDINE D’ARRIVO - L’edizione numero 54 della corsa della birra è finita così: 1) Mathieu Van der Poel (Ola, Corendon Circus) km 265,7 in 6h 28’18’’ (media 41,06), 2) Clarke (Aus) st, 3) Fuglsang (Dan), 4) Alaphilippe (Fra), 5) Schachmann (Ger), 6) Lambrecht (Bel), 7) De Marchi, 8) Madouas (Gra), 9) Bardet (Fra), 10) Trentin, 11) Kwiatkowski (Pol), 14) Van Avermaet (Bel) a 46’’, 16) Matthews (Aus) a 54’’, 20) Sbaragli st, 22) Ulissi st, 25) Battaglin, 41) Gasparotto a 4’19’’, 65) Valverde (Spa) st, 69) Bettiol a 7’53’’.

LA NOTA POSITIVA - Nella festa nazionale olandese, a tener alto l’onore d’Italia è Alessandro De Marchi, che chiude al settimo posto grazie alla rincorsa nel gruppetto di Van der Poel. Ma è d’applausi la prova di Matteo Trentin, all’attacco negli ultimi 40 chilometri e a lungo a tiro della coppia di testa Alaphilippe-Fuglsang. Chiude decimo e arrabbiatissimo con l’organizzazione per l’eccessiva presenza di moto e auto nei paraggi dei fuggitivi: alla fine è il migliore di quelli che hanno preso parte anche alle classiche sulle pietre, ma è un risultato che sicuramente non lo consola.

LA NOTA NEGATIVA - Che non fosse la primavera di Peter Sagan si era abbondantemente capito nelle settimane scorse: ancora in difficoltà sugli strappi, stavolta l’ex iridato non arriva nemmeno al traguardo, ritirandosi in anticipo. Poteva essere una Pasqua speciale per Alaphilippe, se non si fosse perso in una guerriglia psicologica con Fuglsang, già suo compagno di fuga (e già battuto) alle Strade Bianche: è di un’altra categoria anche nel buttar via la corsa.