Alex Schwazer (Ansa)
Alex Schwazer (Ansa)

Bologna, 19 novembre 2019 - Arriva forse ad una svolta il noto caso Schwazer. Il marciatore azzurro, squalificato per recidiva al doping, sta cercando di dimostrare la sua innocenza e tra le tesi della difesa c'è quella della manipolazione della provetta conservata nei laboratori di Colonia. Schwazer infatti è stato squalificato per livelli anomali di testosterone nell'urina. Ora si cerca un confronto.

Su richiesta del Gip Walter Pelino, 56 atleti italiani sulle lunghe distanze (marciatori e maratoneti in particolare) hanno acconsentito al prelievo di urina che sarà confrontata con quella di Schwazer.

Si tratta di uno studio sulla densità' di Dna presente nelle urine di un maratoneta o marciatore. Si dovrà verificare se le qualità delle urine prelevate agli atleti siano analoghe a quelle di Schwazer oppure se le caratteristiche del Dna siano completamente diverse, situazione che avvallerebbe una modifica artificiale, quindi una manipolazione, fatta da ignoti successivamente al controllo del primo gennaio 2016 effettuato presso l'abitazione del marciatore. Quest'ultimo caso avvallerebbe la teoria del complotto sostenuta da Schwazer, dal suo allenatore Sandro Donati e dai legali.

Per il Gip che ha richiesto il confronto di materiale biologico ci sarebbero inoltre anche compromettenti scambi di email tra i vertici antidoping Iaaf quelli del laboratorio di Colonia dove appunto erano conservate le provette del marciatore. 

Nel frattempo il campione olimpico della 50 km di marcia di Pechino 2008 ha deciso di tornare ad allenarsi sperando, nel caso prima di una sospensiva e poi di una revoca della squalifica, di tornare a gareggiare sognando le Olimpiadi di Tokyo 2020.