Paolo Franci

Gabriele Gravina è stato rieletto presidente della Figc con oltre il 73% dei voti. Gli exit poll della lunga notte della vigilia, quella durante la quale può succedere di tutto – ne sa qualcosa l’ex presidente dell’Aia Nicchi... - lo davano sì vincente, ma appena oltre il 60%, considerando il peso al voto della Lega Dilettanti (34%) presieduta dallo sfidante Cosimo Sibilia. Dunque, la notte non solo ha portato consiglio, ma anche il trionfo. Il messaggio politico di questa rielezione è chiaro: da una parte Gravina ha convinto con la sua azione di governo; dall’altra il pallone attraversato dal flagello del Covid ha scelto la via della continuità e dell’unità di intenti. Qui però, siamo di fronte a qualcosa in più. Perchè Gravina è stato ed è, davvero, quel Ministro del Pallone che non è stato – e non poteva essere – l’ex ministro dello sport Vincenzo Spadafora, impegnato più a litigare con la Lega di Serie A - seguendo il più classico affresco grillino: ‘dalli al potentone di turno’ - che a cercare con essa, nel frangente assai propositiva, soluzioni costruttive per evitare il collasso. In quei lunghi, drammatici mesi iniziati con lo stop ai campionati, Gravina ha avuto il merito di non perdere lucidità e freddezza di valutazione. Ha proposto, suggerito, proclamato anche, ma sempre con un unico obiettivo: far ripartire il pallone.

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