Giuseppe Tassi

Restaurazione. È la parola più in voga nel regno degli Agnelli. Mentre la Juve di Pirlo cerca di riagguantare in extremis la Champions perduta, tutti gli indizi per la panchina del futuro portano al passato: cioè a Max Allegri. Con Sarri quasi certo successore di Fonseca, il Conte Max vede una sola strada davanti a sé: la Juve. Un cammino spianato da un paio di incontri galeotti con Andrea Agnelli fra l’alba e il precoce tramonto della Superlega.

Succede che i sovrani, pur di restare sul trono, si rimangino decisioni clamorose.

E cosi nessuno si stupirebbe se il numero uno bianconero riconsegnasse la panchina proprio ad Allegri, giubilato due stagioni fa per inseguire l’utopia del bel gioco, prima con Sarri e poi con Mastro Pirlo. In fondo Acciughina è stato l’uomo che meglio ha gestito la Juve nell’era di Andrea Agnelli: cinque scudetti e due finali di Champions parlano per lui.

Max è un uomo duttile, non è schiavo della tattica, sa esaltate i campioni e le giocate dei singoli. E quando serve, si piega, senza crisi di identità, a una strategia utilitaristica, che di solito porta frutto: lo dicono gli almanacchi del calcio. Allegri di nuovo in panchina sarebbe anche un comodo ombrello per parare le critiche dei tifosi.

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