"Ora bisogna riportare entusiasmo". Andrea Agnelli venerdì sera non ha fatto il nome ma questa frase nel dizionario bianconero di oggi significa Andrea Pirlo. Chiamato a sostituire Maurizio sarri dopo l’esonero di ieri mattina. L’uomo che ha reso possibili i successi di Conte facendo svoltare la squadra dal periodo nero dei settimi posti ora è chiamato a far svoltare la società dalle nebbie dell’eliminazione in Champions e dello scudetto vinto sena mai convincere. Sette giorni fa Andrea Pirlo veniva presentato come allenatore dell’Under 23: fu...

"Ora bisogna riportare entusiasmo". Andrea Agnelli venerdì sera non ha fatto il nome ma questa frase nel dizionario bianconero di oggi significa Andrea Pirlo. Chiamato a sostituire Maurizio sarri dopo l’esonero di ieri mattina. L’uomo che ha reso possibili i successi di Conte facendo svoltare la squadra dal periodo nero dei settimi posti ora è chiamato a far svoltare la società dalle nebbie dell’eliminazione in Champions e dello scudetto vinto sena mai convincere. Sette giorni fa Andrea Pirlo veniva presentato come allenatore dell’Under 23: fu una giornata in pompa magna, presente Andrea Agnelli, mentre contemporaneamente Sarri introduceva la partita col Lione nel cono d’ombra di un’altra sala senza i riflettori ed i personaggi del grande evento. Il "Maestro" è una scelta coraggiosa. Il sogno di Agnelli era di farne uno Zidane o un Guardiola: un allenatore canterano, costruito in casa con un apprendistato nella seconda squadra per avviarlo con forza al grande palcoscenico.

Quel percorso però ha subito una accelerazione violenta. L’eliminazione in Champions ha fatto precipitare gli eventi. Pirlo è il primo dopo Seedorf a fare il gran salto direttamente da giocatore ad allenatore senza una fase di avvicinamento come vice o nelle giovanili. Agnelli ha forse accarezzato anche l’idea di portare a Zidane, che ha vinto tre Champions consecutive: ma Zizou ha un contratto fino al 2022, ha appena vinto la Liga, a Madrid è una istituzione e per portarlo via occorrevano tanti soldi e tanta diplomazia. Inzaghi era il pupillo di Paratici, ma la società a questo punto sta virando più su Cherubini che su di lui. Pochettino e Allegri non sono praticamente mai state opzioni realistiche. Così senza esitare la società ha scelto Pirlo, puntando sull’uomo prima che sul tecnico, sulla sua identificazione con il modello societario e la squadra, sulla sua visione di gioco moderna e pragmatica, anche se ancora non è stato possibile vederla in campo. Pirlo ha firmato fino al 2022. Si troverà Buffon, Bonucci e Chiellini che furono suoi compagni di squadra: e non è difficile pensare che la società li abbia consultati prima di decidere. Così come ha consultato Ronaldo, il cui ruolo si rafforza sempre più nel progetto futuro di rilancio, ringiovanimento e assalto al decimo scudetto consecutivo ed alla Champions League sempre più lontana e vissuta come ossessione. Il passaggio a un ex giocatore segna anche una svolta: non più un allenatore scelto per le sue sole qualità, ma anche per l’dentificazione con la storia bianconera. Pirlo ne ha rappresentato una parte importante, la più importante sicuramente dell’era Andrea Agnelli. Un’intuizione, un rischio o una scelta troppo ardita? Per dirla alla hemingway l’unico modo per sapere se fidarsi o meno è provare a farlo.