Italo Cucci

Cristiano Ronaldo è finito al tappeto. L’hanno contato. È rimasto lì, gridando al cielo - lui che puó - la sua rabbia. L’italianuzzo Insigne tradito si sfoga con gli sventati Maximovic e Manolas insultandoli; CR7 ormai non ne fa più una banale questione di uomini, punta più su, si ribella alla forza del destino. Dall’alto del suo ingaggio e della sua popolarità immagino possa confrontarsi solo con il presidente che ha scelto il

silenzio degli Agnelli, capaci di commentare gli eventi positivi o negativi con battute a effetto benevolmente concesse al caro Franco Costa, il telecronista col

cappello felliniano - come faceva l’Avvocato - o affidandosi allo scusatore charmant Lodovico Passerin d’Entreves - come faceva il Dottor Umberto. Perché, a parte le virtù pedatorie, Ronaldo alla Juve - come prima all’United e al Real - fa anche il parafulmine. Quando serve perde per tutti. Se non si fosse messo di mezzo un cipiglioso critico inglese

dell’Indipendent - deciso a prendersi spazio e attenzione alla faccia di Harry e Meghan - di Andrea Agnelli si sarebbe detto ben poco. Molti hanno risparmiato anche Pirlo. Ho sentito dire che a fine stagione Mastro Andrea potrebb’essere liberato dal

fastidioso peso del Cristiano: allora la sua incapacità - o per esser gentili la sua immaturità - avrebbe pieno e giusto risalto.

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