8 apr 2022

Addio Mascetti, creò il Verona da scudetto

Se n’è andato a 79 anni l’ex direttore sportivo della squadra che vinse il titolo con Bagnoli. Un miracolo di provincia rimasto nella leggenda

Emiliano Mascetti aveva 79 anni: qui l’ex ds del Verona in una immagine recente e, nella foto piccola, nella figurina che lo ritrae da giocatore
Emiliano Mascetti aveva 79 anni: qui l’ex ds del Verona in una immagine recente e, nella foto piccola, nella figurina che lo ritrae da giocatore
Emiliano Mascetti aveva 79 anni: qui l’ex ds del Verona in una immagine recente e, nella foto piccola, nella figurina che lo ritrae da giocatore

Paolo Franci

"El tersin fa el tersin, el median fa el median". Con quel modo di parlare stretto che tradisce le sue origini milanesi Osvaldo Bagnoli, il genio del leggendario scudetto 1985 del Verona, chiedeva i giocatori a quell’artista dell’architettura calcistica che è stato Emiliano ’Ciccio’ Mascetti. Lo storico - anzi leggendario, perché quel Verona affrescò una leggenda - direttore sportivo di quel Verona che qualcuno, in modo improvvido, definì ad inizio della stagione 1984-85, la ’squadra degli scarti’, per poi doversi ricredere.

Ieri Mascetti, un gentiluomo del pallone d’altri tempi, ha salutato per l’ultima volta, all’età di 79 anni. Lui che è stato bandiera del Verona - di quelle che oggi fai anche fatica a spiegare alle nuove generazioni - prima in campo con il record di presenze tra il ’68 e il ’79 (232 in A) e anche quello di gol in A, 35, pur essendo centrocampista. Un ’cervello’ di centrocampo, come si diceva all’epoca. Per superare quel primato di gol c’è voluta una vita e un bomber che poi diventerà campione del mondo: Luca Toni nel 2015.

Dopo aver chiuso la carriera da calciatore, Mascetti studia da dirigente e nella stagione 198182 fa il suo esordio da ds nel Verona. Il colpo di fulmine tra il comasco Mascetti e il milanese Bagnoli è immediato, bruciante. I due lavorano a quello che poi sarà consegnato alla storia come il decennio d’oro dell’Hellas Verona, con uno scudetto, due finali di Coppa Italia e tre qualificazioni Uefa che, sarà bene ricordarlo, all’epoca erano una vera e propria impresa.

La ricetta era l’opera di due lavoratori instancabili e leali che ebbero il merito di inventare campioni, dal portiere Garella, noto per le papere alla Lazio e diventato un superman al Verona, fino agli ’scarti’ juventini Galderisi e Fanna. O alle grandi scoperte come Di Gennaro e Luciano Marangon. Mascetti è stato il protagonista silenzioso di uno scudetto a tutt’oggi irripetibile per come è stata costruita la squadra, seguendo intuito, coraggio e avendo risorse limitate. E poi ha fatto anche la storia della Roma di Dino Viola, quella dei duelli verbali con Boniperti e la sua Juve in quel calcio contrassegnato dalle ’regine degli anni ’80’, dalla contrapposizione tra Falcao e Platini e da quel pallone del centro sud che si ’ribellava’ allo strapotere del nord. Mascetti arrivò Roma nel 1988, lavorando con il club giallorosso per otto stagioni, prima con Viola poi con Sensi, vincendo una Coppa Italia e contribuendo alla famosa finale di Coppa Uefa del 1991 persa contro l’Inter di Trapattoni, nell’epoca in cui il calcio italiano, al contrario di quel che capita oggi, dominava la scena europea.

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