I piloti della stagione 2021 dell’Academy con in primo piano Maya Weug, 16enne olandese e prima ragazza a entrare nel progetto targato Ferrari
I piloti della stagione 2021 dell’Academy con in primo piano Maya Weug, 16enne olandese e prima ragazza a entrare nel progetto targato Ferrari
di Paolo Grilli Se trovare un tesoro è notoriamente raro, meglio allora provare a crearselo in casa. Non fa una grinza la filosofia della Ferrari, che anche sul piano di quelle eccezionali risorse umane che sono i piloti viaggia a tutto gas. La Driver Academy di Maranello ha precorso i tempi quando è nata nel 2009. E infatti basta pensare all’indimenticato Jules Bianchi, a Sergio Perez e a Charles Leclerc per capire che il talento è una ricchezza da coltivare e indirizzare nel modo giusto, e che la Casa del Cavallino sa come farlo. Certo la strada è in salita per...

di Paolo Grilli

Se trovare un tesoro è notoriamente raro, meglio allora provare a crearselo in casa. Non fa una grinza la filosofia della Ferrari, che anche sul piano di quelle eccezionali risorse umane che sono i piloti viaggia a tutto gas. La Driver Academy di Maranello ha precorso i tempi quando è nata nel 2009. E infatti basta pensare all’indimenticato Jules Bianchi, a Sergio Perez e a Charles Leclerc per capire che il talento è una ricchezza da coltivare e indirizzare nel modo giusto, e che la Casa del Cavallino sa come farlo.

Certo la strada è in salita per tutti. Approdare nell’esclusiva accademia delle Rosse non è garanzia di successo, anche se ogni aspetto del pilotaggio è affrontato e approfondito in maniera innovativa in modo che ogni ‘scolaro’ della velocità possa rendere al meglio. Ma, di fatto, entrare nel ristretto novero dei piloti del futuro sotto l’ala protettrice della Ferrari è già un importantissimo punto di arrivo, oltre che un formidabile trampolino di lancio.

Tutto, nella esclusiva scuola di Maranello, sa di futuro. E guarda avanti anche la recente apertura alla prima pilota (saranno quattro entro il 2023), l’olandese Maya Weug, 16 anni, vincitrice di una durissima selezione con tante colleghe da tutto il mondo. Con lei fanno parte ora dell’Accademia Marcus Armstrong, neozelandese; Dino Beganovic, dalla Svezia; Callum Ilott, inglese; Arthur Leclerc, desideroso di percorrere quanto prima le orme fraterne; James Wharton, australiano; Robert Schwartzman, dalla Russia. E poi c’è Mick Schumacher, che quest’anno se la gioca già nell’attico del motorsport, la Formula Uno, con la Haas. Se Maranello ha scelto di iscriverlo all’ambizioso programma, non è per un atto di riconoscenza alla famiglia: è perché Schumi junior ha mostrato tutto quello che serve (e niente di meno) per meritare un banco dell’Academy: capacità, determinazione, ambizione.

Ogni pilota viene seguito passo passo ed è fondamentale che ciascuno possa fare esperienza nelle categorie inferiori alla F1. Poi, nel segno di una innovazione da sempre scolpita nel Dna della Ferrari, c’è un programma di training neurocognitivo per affinare le qualità della guida, andando a stimolare e allenare le vare aree cerebrali per incrementare l’attenzione visiva, la concentrazione, la memoria, l’abilità di prendere decisioni immediate. Il tutto secondo lo schema dell’autoapprendimento e del miglioramento. Non dimentichiamo che le attuali monoposto sottopongono chi le guida a uno stress psicofisico degno di supereroi. E poi, l’Academy diretta da Marco Matassa non manca di infarcire corpose nozioni di ingegneria nei suo piloti in erba, nell’ottica di educarli a un dialogo continuo ed efficace con i tecnici che li mettono ‘in pista’. Per vincere serve essere davanti in ogni aspetto. Chi varca l’ingresso della Casa del Cavallino, a qualsiasi età e con qualsiasi ruolo, lo sa.