Dalle polemiche sporadiche agli attacchi sistematici. È l’evoluzione registrata dalla linea dei 5 Stelle verso Lega e Salvini. Pesano motivi di incompatibilità profonda e ragioni effimere. Le prime si sono manifestate fino dagli esordi della convivenza governativa, salvo rientrare appena si raggiungeva la soglia di rischio. In questa parabola è stato passaggio emblematico e cruciale il caso Diciotti. Il voto pentastellato in Senato che ha protetto il leader della Lega ha avuto un impatto duro sul Movimento.

Allora è cominciato il declino, scandito da ben tre risultati negativi in elezioni regionali. Tanto più cocenti perché incassati al Sud, territorio di elezione dei 5 Stelle. Da quel passaggio è iniziata la svolta. Anche perché la Lega salviniana ha vinto in quelle elezioni come forza trainante di una coalizione di centro destra. Si è venuto profilando con maggior forza lo spettro permanente dei pentastellati, il doppio forno di cui dispone Salvini in caso di rottura del contratto di governo.

Allora è cambiata la strategia che si compone di diversi aspetti, con uno in testa: attaccare quotidianamente Salvini. Con qualsiasi argomento e sfruttando qualsiasi occasione, come si fa con il nemico da battere. Con questa strategia Di Maio opera quello che la psicoanalisi definisce transfert: in Salvini si materializza il peccato originario dei 5 Stelle che, così facendo, se ne liberano.

Peccato che in politica questo processo dell’inconscio non funzioni. Chi diviene fonte di continua instabilità è penalizzato. Forse il recupero integrale dell’anima giustizialista può servire a tenere una quota del consenso pentastellato, ma non serve a recuperare consensi. Mentre Salvini che è quotidiano obiettivo di attacco finisce per avvantaggiarsi. Come ha ben chiarito ieri Michele Brambilla su queste colonne, la questione giustizia è sempre aperta, da un quarto di secolo, ma non è più percepita dall’opinione pubblica come ai tempi di tangentopoli. Non è più un cavallo vincente. Abbiamo davanti ancora trenta giorni di campagna elettorale, poi si andrà alla conta. Ma se la dose di veleno è stata eccessiva il recupero sarà difficile. E l’opinione pubblica non ne può più.
sandrorogari@alice.it