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1 set 2015

Mostra del cinema di Venezia, ecco tutti i film in gara aspettando Johnny Depp

Registi italiani a caccia della rivincita dopo la débacle di Cannes

1 set 2015
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20070905 - VENEZIA - ACE: VENEZIA 64; LEONE D'ORO ALLA CARRIERA A TIM BURTON. L'attore statunitense Johnny Depp arriva al Palazzo del Cinema di Venezia per cerimonia della consegna del Leone d'Oro alla Carriera della 64/a edizione della Mostra del Cinema al regista Tim Burton. ANSA / CLAUDIO ONORATI / on-PAL
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20070905 - VENEZIA - ACE: VENEZIA 64; LEONE D'ORO ALLA CARRIERA A TIM BURTON. L'attore statunitense Johnny Depp arriva al Palazzo del Cinema di Venezia per cerimonia della consegna del Leone d'Oro alla Carriera della 64/a edizione della Mostra del Cinema al regista Tim Burton. ANSA / CLAUDIO ONORATI / on-PAL

Venezia, 1 settembre 2015 - Venezia. A ciascuno il suo. Da sempre la Mostra, si potrebbe dire da quando fu fondata nel lontano ’32, è un mix di set internazionale e di provincialismo. Tra localismi e divi, tra feste e rigori, il festival di Venezia offre, sia a chi si porta il bagaglio di due settimane sia a che vi giunge per poche ore, qualcosa da non perdere: un’emozione che viene da lontano e che non ha mai cessato di farsi sentire a discapito delle mille peripezie che hanno costellato la sua storia. I film sono molti, i divi presenti (Jake Gyllenhaal e Johnny Depp, Keira Knightley, Colin Firth, Kristen Stewart, Dakota Johnson etc.) altrettanti - anche se le star non sono mai troppe per le attese dei fans – e numerosi si spera siano anche gli affari del mercato, corollario sempre più necessario per garantire il successo dell’intera manifestazione.

Resta comunque che Venezia è anche, se non soprattutto. E il Leone d’oro resta uno dei premi più importanti di un’intera annata.

Sarà questa settantaduesima edizione della riscossa italiana? Dopo la débâcle di Cannes, dove fino all’ultimo si è sperato che uno dei tre italiani (Garrone, Moretti, Sorrentino) potesse vincere, i quattro autori made in Italy presenti al Lido potrebbero sorprendere con risultati imprevedibili anche se a concorrere sono più di venti opere provenienti da cinematografie sempre temibili in competizioni internazionali. Tutto dipenderà dagli amori e dagli umori della giuria, ma soprattutto dal giudizio dell’estroso ma imprevedibile Cuarón nonché dalle passioni del giurato più nobile, Emmanuel Carrère, scrittore di grido e già critico cinematografico assai compunto.

Ecco i film in Concorso che attendono di essere presentati a stampa, pubblico e industria. Prima i quattro italiani e poi i loro competitors.

Sangue del mio sangue, di Marco Bellocchio. Nato come piccolo film familiare (vi recitano i figli Piergiorgio e Elena) e girato nei luoghi natali, rischia di essere l’opera più compiuta della splendida maturità del regista. Essenzialità del tocco per una vicenda secentesca dai riverberi moderni.

A bigger splash, di Luca Guadagnino. Inizialmente concepito come un remake della “Piscina” di Deray (1968), il film di Guadagnino si è trasformato in un melodramma nero barocco e avvincente, arricchito da un cast all stars da Dakota Johnson a Ralph Fiennes.

L’attesa, di Piero Messina. Una madre e una fidanzata attendono il ritorno di un uomo misterioso La vicenda è ibseniana, ma il film, illuminato da Juliette Binoche, riecheggia le atmosfere di Sorrentino di cui il regista è stato a lungo collaboratore.

Per amor vostro, di Giuseppe Gaudino. L’ispirazione è dantesca e l’ignavia è il vero soggetto, anche se a colpire lo spettatore è soprattutto un’inedita Napoli spirituale e terrena insieme. Protagonista Valeria Golino, decisa a vivere, per paura, come tante donne partenopee le vite degli altri.

Abluka, di Emin Alper (Turchia/Francia/Qatar). In una Istanbul immaginaria, la storia di una famiglia sullo uno sfondo di tumulti politici e caos. Hamza, ufficiale di polizia offre a Kadir la libertà condizionale. A patto che lavori come netturbino.

Hearth of a dog, di Laurie Anderson (USA). Laurie Anderson nel suo primo docu-lirico film s’ avventura in un tema difficile: la perdita delle persone care ( a cominciare da quella di Lou Reed, naturalmente) e il vuoto lasciato.

Looking for Grace, di Sue Brooks (Australia). Quando la quattordicenne Grace decide di scappare di casa, i suoi genitori per cercarla intraprendono un lungo viaggio in macchina lungo tutta la regione del Wheatbelt nell'Australia Occidentale. Road movie avvincente

Equals, di Drake Doremus (USA) con Kristen Stewart. In un futuro non lontano le emozioni più profonde sono state geneticamente disattivate per promuovere la cultura di stabilità e la non violenza. Una parte della popolazione è però immune alla manipolazione genetica.

Remember, di Atom Egoyan, (Canada/Germania) con Christopher Plummer e Bruno Ganz. Gli orrori dell'Olocausto tormentano un uomo anziano animato dal desiderio di vendetta. Zev ha una missione: vendicare la sua famiglia, assassinata da una guardia nazista che vive tranquillamente in Usa.

Beasts of no nation di Cary Fukunaga (USA). Duro e drammatico film sull'esperienza di Agu, giovanissimo soldato impegnato in una guerra civile in un paese africano. Basato sull'omonimo romanzo di Uzodinma Iweala. Attenzione: il regista è lo stesso della serie tv True detectives.

Marguerite, di Xavier Giannoli (Francia/Repubblica Ceca/Belgio). Ispirato alla vera storia del soprano peggiore del mondo Florence Foster Jenkins, il film racconta la vita di Marguerite Dumont, ricca signora a cui si fece credere di avere una voce meravigliosa. Dallo stesso soggetto Stephen Frears sta realizzando un altro film.

Rabin, the last day, di Amos Gitai (Israele/Francia). Uno degli episodi più traumatici nella storia di Israele: l'uccisione del premier laburista Yitzhak Rabin da parte di un
giovane colono della destra nazionalista ebraica, deciso a impedire il processo di pace con i palestinesi. Il miglior Gitai degli ultimi anni.

The endless river, di Oliver Hermanus (Sud Africa/Francia). Una storia di amore, vendetta, moralità e perdono. In una piccola città sudafricana una giovane cameriera accoglie a casa il marito uscito di prigione. Tutto sembra funzionare, ma quando moglie e figlio di un vicino vengono uccisi la vicenda assume i colori del giallo.

The danish girl, di Tom Hooper (Gran Bretagna/USA). La vera storia di un amore che determinò il primo intervento di cambio di sesso. Copenhagen, primi anni '20. L'artista danese Gerda Wegener dipinge un ritratto del marito Einar vestito da donna. Einar prende in modo permanente un'apparenza femminile. Vicenda scabrosa ma il regista (Il discorso del re) sa controllare la materia.

Anomalisa, di Charlie Kaufman e Duke Johnson (USA). Film d'animazione in stop-motion che segue le vicende di un oratore motivazionale di successo nelle sue peregrinazioni in tutto il paese. Strana ma avvincente combinazione tra animazione e analisi sociologica.

11 Minutes, di Jerzy Skolimowski (Polonia/Irlanda). Un inusuale thriller che segue 11 minuti nella vita di diversi personaggi: giovani e vecchi, abbienti e poveri. Il ritorno di un grande vecchio che non rinnega le sue origini.

Francofonia, di Aleksandr Sokurov (Francia/Germania/Paesi Bassi). Dal Leone d'oro 2011 una riflessione sulla forza dell'arte e sulle sue relazioni col potere. Anni dopo Arca Russa, torna a girare in un museo: il Louvre di Parigi. Bella l’idea di raccontare un paese attraverso il suo “monumento” più importante.

El Clan, di Pablo Trapero (Argentina/Spagna). La vera storia del clan Puccio nella Buenos Aires degli anni '80. Il film narra le vicende di questa benestante famiglia di Buenos Aires che rapì persone del vicinato dietro richiesta di riscatto. La capitale argentina osservata da un punto di vista non corrente.

Desde Allà, di Lorenzo Vigas (Venezuela) con Alfredo Castro e Luis Silva. A Caracas il ricco proprietario di un laboratorio di protesi dentarie, si apposta alle fermate degli autobus, si avvicina a giovani ragazzi e offre loro soldi per accompagnarlo a casa. Un giorno incontra il capo di una banda di teppisti. Da quell'incontro nascerà una relazione che cambierà le loro vite per sempre.

L'hermine, di Christian Vincent (Francia) con Fabrice Luchini. La storia di un presidente della corte d'assise a fine carriera, solo e temuto da tutti. Durante la sua ultima l'udienza accadrà qualcosa che cambierà tutto.

Behemoth, di Zhao Liang (Cina/Francia). Un documentario sulla vita di tutti i giorni di una comunità mongola. Uno spaccato della società e dello sviluppo economico cinese ma anche una tragedia dell'assurdo e un monito all'imprudenza umana. Unico film orientale in Concorso.

ALTRA ITALIA - Come sempre a Venezia, i film italiani sono i più numerosi. Nella sezione "Orizzonti" (che prevede premi dedicati) andranno tenuti d’occhio "Italian gangsters" di Renato De Maria e "Pecore in erba" dell’esordiente Alberto Caviglia. Nel primo vengono messe in scena le vite balorde della piccola mala in un calibrato mix di repertorio e finzione. Nel secondo, l’assistente di Ferzan realizza un mockumentary - genere insolito per noi - giocando surrealmente con un tema delicato come l'antisemitismo.

Per chi volesse toccar con mano la situazione del cinema italiano è consigliabile seguire le "Giornate degli autori", sezione per natura attenta alla nostra produzione. Se si dovesse sceglierne uno, si privilegerà "Arianna", di Carlo Lavagna.

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