Alice Paba e Dolcenera esultano per la vittoria a The Voice (Olycom)
Alice Paba e Dolcenera esultano per la vittoria a The Voice (Olycom)

CON UNO scarto da elezioni austriache, la diciannovenne Alice Paba, del team Dolcenera s’è aggiudicata l’edizione 2016 di “The Voice”. Alla fine il televoto ha decretato: 50,19% di preferenze per lei e 49,81% per l’altro finalista Charles Kablan del vivaio di Emis Killa. Alice, che è nata a Tolfa, in provincia di Roma, dice di essersi rifatta dei (troppi) bocconi amari digeriti in passato. «Considero questa vittoria la mia rivincita personale su tutti i no ricevuti l’anno scorso (l’eliminazione da “Amici” di Maria de Filippi senza riuscire ad accedere al serale - ndr), sono una cantautrice e, nel mio piccolo, ora vorrei trovare spazio per i miei pezzi» dice. «Ho trovato, per la prima volta nella mia vita, qualcuno che mi capisce veramente; Dolcenera mi ha infilato una mano dentro e mi ha fatto uscire tante cose che pensavo di avere ma che non ero ancora riuscita a mettere a fuoco».

OVVIAMENTE raggiante la diretta interessata. «Questa vittoria di Alice penso proprio di essermela meritata» sbotta senza tante parafrasi. «Sotto sotto sapevo che avremmo vinto. Avevo percepito, infatti, che quello di Alice è un canto di verità e che la sua anima sconfigge ogni tecnicismo».

Ora però è finita.

«Sono andata allo studio a riprendermi le ultime cose e so già che quel camerino mi mancherà. Dove vado, infatti, faccio tana. Quest’anno “The voice” mi ha segnata più di Sanremo. Anzi, il Festival non me lo ricordo nemmeno più. L’ho vissuto con la testa altrove e alcuni commentatori, lodando le mie esibizioni, mi hanno detto che sembravo un ospite internazionale. Sono contenta così».

Potrebbe descrivere Alice Paba con tre aggettivi?

«Innanzitutto una “svalvipatata”, patata svalvolata, con la testa tra le nuvole, naif, ma capace di farsi amare da tutti. Ma pure concreta perché ha la testa sulle spalle; per ragioni familiari Alice non ha vissuto una vita semplice e a 19 anni sa già quel che significa caricarsi di responsabilità. Il terzo aggettivo non può essere che istintiva, perché non ha paura a mostrarsi sempre nella maniera più sincera che c’è».

Qualcuno le ha rimproverato di aver assegnato alla sua pupilla canzoni troppo impegnative.

«Ma è stato grazie a brani come “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini, “It’s oh so quiet” di Bjork o “A mano a mano” di Cocciante, che Alice è riuscita ad essere la più trasversale tra i concorrenti di questa edizione. Tutte scelte che ho fatto per mettere in mostra le sue tante facce e consentirle di tirare fuori le diverse chiavi interpretative che possiede»

Si è divertita? Qualcuno ha detto che il suo stare sopra le righe era da antidoping.

«Forse sono stata un po’ scioccante all’inizio, ma la verità lo è sempre un po’. E il mio è stato un “‘The voice” di verità come quello della mia pupilla».

Rifarebbe “The Voice”?

«Nel finale mi sono lasciata sfuggire: “vabbè ci rivediamo in televisione far altri dieci anni se non mi son rincoglionita del tutto”».

Invece la Carrà ha annunciato che questa è la sua ultima edizione.

«Noi lo sapevano, perché ce l’ha ripetuto fin dalle prime puntate: un programma del genere non lo puoi fare più di tre edizioni. è stressante e faticoso»

Ora cosa farà?

«Vado in vacanza, nell’attesa dei concerti che mi aspettano ad agosto. Cercherò di stare appresso ad Alice, che magari qua e là chiamerò sul palco con me. Con Emis Killa ci siamo detti di ritrovarci, in studio. Vediamo…».