Firenze, 29 aprile 2018 - Ha diretto in teatri sparsi in tutto il mondo salendo sul podio delle orchestre più importanti. Però dice di essere fortunato perché nella propria vita professionale ha trovato "due gioielli": uno a Firenze e l'altro a Pesaro. Con il primo, l'Ort-Orchestra della Toscana di cui è stato direttore principale dal 1987 al 1992, sarà in concerto al Teatro Verdi del capoluogo toscano il 3 maggio. Con il secondo, la Filarmonica Rossini, ha inciso per la Decca l'integrale delle Ouvertures dell'autore pesarese. Donato Renzetti mostra un grande entusiasmo per le due realtà che rappresentano passato, presente e futuro della sua carriera.

In questi giorni ha provato con l'Ort, per lei è un ritorno a casa. Lei ha contribuito al consolidamento del progetto, cosa ricorda in modo particolare?

"Sono stati anni importanti. Mi chiamò il direttore artistico Aldo Bennici per dirigere un concerto e subito lanciò l'idea di lavorare come direttore principale. Tra l'altro l'orchestra veniva da un periodo difficile, mentre io ero un direttore in auge. Mi ricordo il grande lavoro fatto con la spalla Andrea Tacchi, che ritengo uno dei migliori violinisti che ho incontrato: una collaborazione fatta anche di discussioni, ma alla fine raggiungevamo l'obiettivo comune della qualità. Il successo di quel periodo è simboleggiato da due episodi. Innanzitutto il primo disco stampato da Fonit Cetra con musiche di Luigi Cherubini. L'altro è il concerto che tenemmo ad Amburgo: dovemmo cambiare programma perché la sinfonia Italiana di Mendelssohn veniva eseguita la sera precedente. Così ci viene assegnata la Settima Sinfonia di Beethoven. La sala era piena e tutti noi eravamo carichi come in una finale di calcio. Alla fine furono quindici minuti di applausi con il successo che si è ripetuto dopo il bis, l'ouverture dell'Italiana in Algeri di Gioachino Rossini affrontata con un tempo velocissimo".

Il suo bilancio dopo quel periodo?

"Le grandi orchestre hanno sempre avuto direttori che hanno passato tanti anni stabilmente con loro. Ritengo giusto che ognuno abbia fatto la propria strada, anche se forse potevo restare di più. Sottolineo che fui io a suggerire di aggiungere il nome Toscana e di superare il termine "regionale" per dare un rilievo maggiore a questa formazione. Ricordo ancora Andrea Tacchi, che purtroppo è scomparso lo scorso anno: due anni fa tornai all'Ort per il concerto di Natale, ma pochi mesi prima lo ritrovai come spalla a Genova in una delle poche occasioni in cui aveva accettato una delle tantissime richieste che gli arrivavano grazie al suo valore. All'orchestra in questi giorni ho detto che in passato avevo vissuto emozioni straordinarie: gioia musica e tanta amicizia. E quindi che volevo rivivere le stesse sensazioni anche in ricordo di Andrea".

Ci può introdurre il concerto?

"La pagina per violino e orchestra di Ermanno Wolf-Ferrari è stata scelta dalla solista Francesca Dego. E' interessante recuperare i compositori del Novecento italiano (lo faccio frequentemente con un'orchestra con sede a Cagliari) e Wolf-Ferrari è tra questi. Non conoscevo il concerto per violino: è una pagina molto gradevole dove si trovano echi di Mendelssohn. Poi c'è la Prima Sinfonia di Caikovskij, meno eclatante delle altre scritte dal compositore, è una chicca che si ascolta con piacere".

Ha ricordato prima l'Italiana in Algeri: recentemente è uscita per la Decca l'integrale delle ouvertures di Rossini, ben 36 che riempiono quattro Cd. Come è nata l'idea?

"La Filarmonica Rossini mi chiamò dopo un mese dalla sua formazione per un concerto a Pesaro. Ho avuto le stesse sensazioni provate con l'Ort: lavorare insieme a ottimi musicisti che non avevano però una sede o una stagione. Io sarei tornato volentieri, ma non c'era qualcuno che potesse gestire una formazione non stabile. Allora decisi di prendere in mano la situazione e di investire in questa orchestra inventando un progetto. Si chiamava "Rossini in viaggio" e alternavamo l'esecuzione delle sinfonie con brani tratti dalle lettere di Rossini, specialmente a sua madre, con la partecipazione di un attore. Finito il tour mi sono detto che i soldi potevano essere utilizzati anche per un'incisione che sarebbe rimasta a testimonianza del nostro lavoro".

Non è comunque semplice organizzare una registrazione così importante...

"Fortunatamente conoscevo un fonico che aveva lavorato molto con la musica classica. Il progetto era ambizioso e ci sarebbe voluto tanto tempo, ma decisi di fondare una mia etichetta per non avere condizionamenti. C'era da trovare il posto per incidere e alla fine approdammo nel piccolo teatro di Cagli (in provincia di Pesaro Urbino a pochi chilometri da Gubbio) che ci viene concesso con l'unica condizione di fare un concerto per la cittadinanza. Per alcune composizioni con organico più vasto abbiamo invece utilizzato un convento nelle colline tra Fano e Pesaro.  La Fondazione Rossini ci ha fornito le edizioni critiche delle opere meno eseguite e qui ci fu la sorpresa che alcune erano quasi uguali. Faccio l'esempio di quella del Barbiere di Siviglia: Rossini non aveva ancora l'Ouverture a poche ore dalla prima. Allora decise di prendere gran parte di quella di Elisabetta, Regina d'Inghilterra: se si ascoltano ci sono solo poche differenze. Alla fine dell'incisione il fonico si offerse di proporre il lavoro a etichette importanti..."

E alla fine è arrivata la Decca, come è andata?

"Ho parlato con Mirko Gratton, che dirige la divisione classica e jazz dell'Universal italiana. Mi ha detto che ricevono tante proposte, ma in questo caso avevano riconosciuto un progetto di qualità. Inoltre le Ouvertures di Rossini vivono di luce propria rispetto all'opera e ci sono alcune di esse che sono molto difficili da affrontare come Assedio di Corinto ed Ermione". 

Prossimi progetti con l'orchestra?

"La pianista Rita Cucè, che ha lavorato a Kabul, ci ha invitato ad Arezzo per un concerto celebrativo per la mostra antiquaria il 2 giugno. Poi abbiamo fatto dei video promozionali con droni e musicisti vestiti di vari colori. Infine affronteremo i compositori che si sono ispirati a Rossini per concludere le celebrazioni per l'anno del 150° dalla scomparsa".