Mika, nome d’arte di Michael Holbrook Penniman Junior, 32 anni. Sotto, il cantautore libanese naturalizzato britannico giudice a X Factor e sulla copertina di “No Place in Heaven”
Mika, nome d’arte di Michael Holbrook Penniman Junior, 32 anni. Sotto, il cantautore libanese naturalizzato britannico giudice a X Factor e sulla copertina di “No Place in Heaven”

Milano, 13 novembre 2015 - "Vuoi un caffè? Filtrato, perché la macchina dell’espresso fa schifo. Andiamo in cucina". Il filtro se l’è portato da Londra, l’Arabica "è delle Galapagos, la prenoto in un vecchio negozio vicino a dove mi fanno le camicie. Privilegio che divido con la Regina Elisabetta". Siamo nella bella casa milanese di Mika, centro, inizio Novecento, arredamento pastiche di stili, provocazioni, gusto e divertissement. "È arrivato Giulio Cappellini, architetto, imprenditore e guru del mobile, con un camion pieno di cose diverse. E io ho arredato così".

Esce oggi la versione deluxe di “No Place in Heaven”, due cd, cinque inediti, due duetti, il live con la Montreal Symphonic Orchestra.

"Ho ripreso “Beautiful Disaster”, che non era entrato in un album precedente, l’ho fatto sentire a Fedez, gli ho detto: devi entrare nel cuore della canzone. Mi ha risposto: fra una settimana hai il testo. Pensavo fossimo lontanissimi, ho scoperto una persona senza paure, con un’energia che mi piace. Con Franco Battiato abbiamo registrato la versione inglese di “Centro di gravità permanente”. Lui è l’intellettuale dandy dell’Italia post boom, colto, ironico, orgoglioso di tutto quello che ha fatto. Anche di una hit pop. Non vive la sua popolarità con finta sofferenza, ma con equilibrio e distacco. L’inedito “Feels Like Love” e la nuova versione di “Hurts” completano l’album in studio".

La vera sfida è stata registrare con un’orchestra sinfonica.

"Ho tormentato il direttore e arrangiatore Simon Leclerc ogni giorno con i miei appunti! Lui compone per il cinema e questo ha fatto la differenza: ogni canzone è diventata la colonna sonora di un piccolo film. Abbiamo deciso di non usare batteria o groove, le ritmiche pop, ma il violoncello e le percussioni classiche. È antologico ma dedicato soprattutto al mio terzo album “The Origin Of Love”, elettronico sinfonico: qui finalmente si capisce tutto".

Mi ha colpito una canzone: “Ordinary Man”. Uno che ascolta Nina Simone e ordina i suoi dischi.

"È il testo più importante. Lui è totalmente finto normale. Ma tutti noi abbiamo paura di essere normali e cerchiamo chi ci fa sentire speciali. Vogliamo un amore che ci dica: sei diverso, sei stupendo. E quando qualcuno ci lascia siamo così tristi, così profondamente messi in discussione. Non eri speciale. Anch’io avevo paura di essere banale, ma adesso me ne infischio. E Nina Simone è meravigliosamente normale".

Il tuo shopping preferito?

"Ok, i vestiti, gli oggetti. Ma mi diverto a comprare i prodotti per la casa. Al supermercato sono felice come un maiale nel fango. Detersivi, saponi, ogni cosa. E ho scoperto i Mercati Generali, dove vado con occhiali e barba lunga per non dover fare le foto con saponi e carne per cani insieme ai fan e finire così sulle loro cartoline di Natale. Il massimo è la spesa da qui al telefonino sull’app Ocado, che viene consegnata al mio fidanzato a Londra".

La tua parola nuvola è dandy?

"Il contrario di snob, l’eleganza interiore. Guardare il prezzo di un detersivo e ogni tanto comprare la cosa più costosa. Essere ossessionato da Cole Porter, ammirare Kurt Weill, imparare da Rufus Wainwright. Ammirare un grande dandy italiano come Giulio Cappellini".

La tua vita com’è?

"Tre giorni a Milano per “X Factor”, poi due a Parigi per “The Voice” francese. E Londra, a casa ma anche in Bbc per un progetto. Trovo sempre stimolante Milano, ci torno da due anni e mezzo, Francia e Italia sono gli unici paesi che hanno tutto".

Hai vissuto a Londra e Parigi, ma sei nato a Beirut.

"Ci torno a fine dicembre, per incontrare i giovani profughi siriani con le Nazioni Unite. Ebrei, cristiani, musulmani, drusi. Montagna, mare, deserto, l’acqua e la valle della Bekaa. Una convivenza rotta dall’esterno. Profumo di gelsomino e di pane al sesamo".

Il doppio album di un cantautore e musicista che non ha paura di raccontare il suo mondo e mostrare il suo cuore, che canta e scrive come nessuno un songbook, anche francese anni ’70, da musical. Anche sinfonico e diverso.