Una foto di scena tratta dalla fiction "L'amica geniale" (Ansa)
Una foto di scena tratta dalla fiction "L'amica geniale" (Ansa)

Roma, 5 dicembre 2018 - Perché l'"Amica geniale" fa boom? Oltre sette milioni di telespettatori con uno share del 30,1% anche per il secondo appuntamento della serie evento diretta da Saverio Costanzo, tratta dal bestseller di Elena Ferrante, è la conferma che ci troviamo di fronte a un grande successo tv. Ma c'è di più. Si tratta, ormai, di un rito collettivo, un rito molto al femminile (anche se Costanzo, il regista, ci tiene a dire: "Sono un maschio, fatevene una ragione!) che porta ragazzine, ragazze, donne giovani e meno giovani, a piazzarsi davanti alla tv tutti i martedì dedicati alla serie. Per questo già si pensa al sequel, tratto dal secondo libro della Ferrante, 'Storia del nuovo cognome'. 

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Sta succedendo un po' come successe negli anni Novanta con "Sex and the city": gruppi d'ascolto, uscite di gruppo a vedere la serie sbarcata sul grande schermo, battute recitate a memoria. Qui, però, c'è la potenza dei libri di Elena Ferrante ad alimentare il tam tam su whatsapp, Facebook, Twitter: "Stasera ci siete? Tutte da me a vedere l'Amica geniale". C'è chi, per creare questo evento nell'evento a casa propria, ha sfrattato il fidanzato o il marito, e ha deciso di prendersi un po' di tempo per seguire sul divano Lila e Lenù, le amiche che si vogliono bene, ma che sono anche un po' rivali. In amore, ma anche nel resto. Attratte dalla seduzione che solo un'amica geniale può darti, ma che può anche farti arrabbiare perché tu per arrivare al suo livello devi passare giornate di studio matto e disperatissimo, mentre lei può scrivere la "Fata blu" con la facilità di bere un bicchiere d'acqua. 

Ma come tutti i 'casi', anche quello della quadrilogia della Ferrante (7 milioni di copie vendute, è stata tradotta anche in cinese e brasiliano) e della serie tv, ha un che di magico. Non importa da dove vieni, chi sei, che cosa fai, ma l'amicizia femminile è qualcosa che tutte noi abbiamo provato. Spesso, quando sei bambina e hai ancora il grembiule col fiocco, vedi nell'amica del cuore la tua immagine deformata; è come se la tua crescita dipenda un po' anche da lei, che magari è diventata madre prima di te o non è riuscita in quel famoso riscatto che è un po' il leit motiv di tutta l'opera della Ferrante (e anche della serie). 

Ma veniamo allo show televisivo. La maggior parte delle ragazze che la guardano hanno letto il libro e, da qui, nasce la curiosità di vedere come le parole che hanno tanto appassionato possano essere tradotte visivamente. "Lila mi piace, Lenù meno". "La madre di Lenù è proprio come me l'ero immaginata". "L'ambientazione del rione violento delle due ragazze? Insomma, non mi convince granché". "Il ritmo è troppo lento". "La serie è bellissima e dire che non ho letto il libro...". Di certo c'è che il senso della quadrilogia della Ferrante non è stato tradito. La possibilità di uscire dal rione degradato di Napoli che si ama e si odia studiando, dandosi da fare, lottando contro tutti e tutti (famiglia in primis) c'è nei libri della Ferrante e rimane, intatto, nella serie tv.

L'emancipazione femminile, insomma, domina la scena e, pazienza, se a volte, in alcuni tratti ci si può un po' annoiare. Infine, la novità. L'Amica Geniale è una fiction molto diversa da quelle che si vedono su Rai Uno e questo spiazza, incuriosisce, piace. Insomma, sia che si tratti dei romanzi, sia che si tratti della serie tv, il messaggio resta lo stesso, anzi viene amplificato. Morale, come ha detto la Ferrante al "New York Times": "Anche se siamo costantemente tentati di abbassare la guardia, per amore, stanchezza, simpatia o gentilezza, noi donne non dovremmo farlo. Possiamo perdere da un momento all'altro tutto ciò che abbiamo costruito".