Morgan
Morgan

Milano, 29 settembre 2019 - Chi è Morgan? "Un autore di canzoni, un musicista; tutto il resto per lui è solo divertimento", giura Marco Castoldi parlando della sua vita oltre i Bluvertigo, segnata da exploit, cadute, amori, disamori, paternità, polemiche, sfratti. "So benissimo che la mia popolarità di personaggio tv è più grande di quella discografica, ma quando non ero famoso le cose per me giravano molto meglio. Anche economicamente".

Sicuro?

"Quello che compra i dischi e viene ai concerti è un pubblico solido, disposto a pagare per entrare nel tuo mondo e vivere la tua arte. Per lui sei qualcuno, mentre per chi ti ferma in strada per chiederti un selfie sei un oggetto da collezione e vali niente o quasi".

Quindi?

"Sono molto più famoso di quanto penso. Finora ho sfruttato male la mia popolarità e voglio rifarmi. Non penso di vendere fuffa e quindi intendo far leva sul mio personaggio per diffondere la musica che faccio". 

Dopo tante traversie, non teme di essere preso poco sul serio?

"Quando faccio musica sono serio. La perdita di credibilità è una forzatura operata da alcuni che ci marciano. C’è molta concorrenza, molta politica, molta religione".

La tv può dare ma anche togliere.

"A me il talent ha rovinato la vita, quello del giudice non è il mio ruolo; io sono un musicista, non un opinionista. Dopo un po’ mi annoio. Meglio lo studio di registrazione. Ho da parte 45 album già pronti che non pubblico perché la discografia al momento non mi fa impazzire. Non sono un hater, ma dico che in giro c’è tanta musica discutibile".

Hater? E chi odierebbe?

"Beh, hater è la parolina usata dal sistema per disabilitare la critica e ormai se fai il minimo rilievo a come vanno le cose entri subito nella categoria. Sono una vittima della banalità del male".

Si sente un uomo nel mirino?

"Con quello che dico è ovvio vivere periodi difficili. La mia situazione è indotta da persone e organismi che mi sono nemici perché in quest’Italia bigotta non va molto di moda l’uomo libero, creativo, che dice quello che pensa e non è troppo interessato ai soldi".

Già, i soldi.

"I soldi sono un mezzo. A me bastano quelli necessari per comprarmi gli strumenti o il monopattino. A proposito, il giorno dopo che ho comprato il monopattino l’hanno vietato".

Tutti contro Morgan.

"Le cose funzionali non piacciono ai vecchi. Si sentono minacciati. Ma a me non interessa".

Cosa le interessa?

"Stare bene su un palco a cantare. Gli italiani sono un popolo giudicante, che ama da pazzi puntare il dito sugli altri senza giudicare se stesso. Ecco perché i talent show piacciono tanto e perché, a dispetto della nostra storia, siamo un Paese creativamente morto".

Quadro deprimente.

"Anche se le finanze non me lo permetterebbero, con Antonio Silva condurrò il Premio Tenco (17-19 ottobre). Solo con la cultura si può conservare la memoria. Gli artisti di cui parlo a Cantautoradio (Radio2) spesso sono morti, ma sembrano più vivi dei vivi".

Chi tiene viva oggi la canzone?

"Gente come Bugo che non è giovane, ma scrive molto bene. Il dato anagrafico comunque è relativo. A me, ad esempio, piace molto Eugenio Finardi che a dispetto dell’età in un disco come Fibrillante è riuscito a mettere la freschezza e l’inventiva di un ventenne".

Le sue prossime mosse?

"Per rendere disponibile la mia musica ho creato la piattaforma morgandoc.it. Comincio con alcune rivisitazioni della canzone d’autore, poi arriveranno gli inediti e il servizio diventerà ad abbonamento, ma per un paio di mesi ancora voglio andare avanti con la gratuità per far capire alla gente che dietro non ci sono fregature".

In estate s’è molto parlato del pignoramento della casa di Monza con tutti i suoi beni.

"La cosa mi ha spinto a scrivere al ministro, dieci pagine di questionario in cui definisco il mestiere d’artista. È una proposta di legge che ora verrà pubblicata per La Nave di Teseo, penso".

Trovarsi in condizioni simili a quelle di suo padre Mario, vittima dei debiti, l’ha spinta a cercare di capire un po’ di più il suo gesto estremo?

"Ma lui ha fallito, io no. Con la vita ogni tanto entro in guerra, ma non ho mai pensato di mollarla e mi ci sono aggrappato con le unghie. Non sono depresso: le mie serate sono bellissime, mi metto in gioco, il pubblico è entusiasta. Forse la mia vittoria sta proprio nell’essermi spinto là dove qualcuno non voleva che andassi".

Come si vede fra vent’anni?

"Patriarca con una famiglia allargata, in un grande caseggiato con lo spirito che un tempo regnava nelle cascine. Anche se con una corte popolata non da animali, ma da apparecchiature perché siamo negli anni Duemila. Una fattoria tecnologica dove scorrazzano i droni, ma si coltiva la vite".

In Italia?

"No, in Groenlandia. Anche se a quelle latitudini per coltivare la vite ci vuole, forse, la serra".