Steve Earle & The Dukes (foto Eric Brown)
Steve Earle & The Dukes (foto Eric Brown)

Pusiano (Como), 3 luglio 2018 - Ha al suo attivo tre vittorie ai Grammy Awards, dove è stato nominato quattordici volte. Non potrebbe essere altrimenti perché Steve Earle è una delle pietre miliari nella storia della musica americana. Sempre musicalmente avventuroso, Earle è stato capace nel corso della sua carriera di passare dalla musica folk al blues, dal rock al country, fino al rockabilly e al bluegrass. Tra i cantautori più impegnati della sua generazione, Earle ha pubblicato 16 album e molti dei suoi brani sono stati registrati da leggende della musica come Johnny Cash e Joan Baez. Steve Earle e i suoi The Dukes tornano in Italia dopo un’assenza che si protrae dal 2005 (lui era già tornato da solista nel 2014), per un unico appuntamento italiano mercoledì 4 luglio al Parco Comunale di Pusiano, anteprima del Buscadero Day (Info www.barleyarts.com, 02 36744542).   

Vorrei iniziare con i versi di una sua canzone, Christmas in Washington, quando dice "torna da noi Woody Guthrie".  Lui cosa avrebbe pensato della situazione attuale negli Stati Uniti? 

«Non penso che sarebbe rimasto sorpreso. Era un personaggio che metteva sempre in guardia in modo molto acuto dai pericoli che l'estrema destra americana rappresentava».

Secondo lei qual è il ruolo del musicista in un mondo con i confini che diventano barriere e i governi sempre più conservatori?

«Quello di cantare ancora più forte. Un modo per fornire un balsamo per l'anima che la musica sa affrontare, forse meglio che ogni altra arte o mezzo di comunicazione».

Chi sono i fuorilegge, gli Outlaws, che ha descritto nel suo ultimo album?

«I miei maestri e ispiratori: Willie Nelson, Waylon Jennings, Townes Van Zandt, Kris Kristofferson, Guy Clark».

Ci può introdurre il concerto che terrà in Italia a Pusiano?  Che tipo di repertorio proporrà?

«La scaletta sarà incentrata sul disco ricordato prima, ma ci saranno brani tratti dalle varie fasi della mia carriera».