Roma, 14 marzo 2018 - Il Tex-Mex non è solo uno stile musicale, ma può rappresentare un'attitudine se non un vero e proprio manifesto. Almeno per i Calexico è cosi. La band di Tucson, Arizona, ha sempre guardato a sud per completare il proprio percorso musicale. Come se la frontiera, che oggi appare sempre più come un fossato tra due culture, non esistesse. Quindi Joey Burns, John Convertino e soci ribadiscono in modo chiaro  la loro doppia anima, quella del country delle praterie statunitensi e l'hispanidad. Il suono di chitarre e pedal steel si sposa con tromba, fisarmonica e un gran numero di percussioni. La stessa scelta di far aprire il concerto al Mexican Institute of Sound  e di inglobarne i componenti sul palco è andata in questo senso.

Così per la prima data all'Auditorium Parco della Musica del tour italiano (le successive il 14 a Milano e il 16 a Bologna) è stata all'insegna di un county rock maturo e di ritmi latini. Miscela perfetta per un divertimento grazie a musicisti di gran classe e a un repertorio di alto livello. Basti pensare a Black Heart, Bridge To Nowhere e alla più jazzata Another Space insieme ai brani dell'ultimo album The Thread That Keeps Us ovvero End of The World With You, Dead In The Water, Under The Wheels fino alla melodia di Flores y tamales e ai ritmi di Minas de cobre e specialmente di Cumbia de donde con tutto il pubblico romano in piedi a ballare. E con Joey Burns, perfetto maestro di cerimonie, a dare i tempi giusti sopra e sotto il palco