Il logo dei Dischi del Sole
Il logo dei Dischi del Sole

Modena, 24 aprile 2018 - Erano gli anni '60 e allora sembrava solo un'etichetta come tante altre. Per non parlare della parola folk, quasi sconosciuta. Eppure, disco dopo l'altro, si stava formando un archivio della musica popolare italiana diventanto imprescindibile per gli appassionati. Oltre a far conoscere a un pubblico più vasto artisti come Ivan della Mea, Giovanna Marini, Caterina Bueno, il Canzoniere del Lazio e lo stesso Dario Fo grazie all'antologia Ci ragiono e canto. Oggi il catalogo dei Dischi del Sole è finalmente disponibile grazie al mercato digitale e alla ristampa di dodici titoli su Cd grazie all'etichetta Ala Bianca (www.alabianca.it), che si avvale della distribuzione della Warner. Di questo recupero parliamo con Toni Verona, che di Ala Bianca è il fondatore. 

Come nasce l'interesse per i Dischi del Sole?

«E' una storia che risale al 1989 grazie a un accordo con l'Istituto Ernesto de Martino. In pratica ne siamo diventati la parte commerciale perché l'istituto non poteva farlo per statuto. Fui sensibilizzato personalmente vedendo tutto il materiale che si trovava in via Melzo a Milano. Con una mano al cuore e una al portafoglio presi tutto l'intero catalogo. Tra l'altro era un periodo molto diverso rispetto a oggi sia per le vendite dei dischi e sia per la fruizione della musica».

Quali sono state le prime mosse?

«Intanto a nostre spese abbiamo digitalizzato 60 album proprio per tenere viva l'attenzione sul patrimonio popolare italiano rappresentato dai questi dischi. Ma solo quest'anno siamo partiti con le iniziative per diffondere e valorizzare così i titoli. A gennaio abbiamo iniziato a venderli in formato digitale grazie alle piattaforme più importanti. L'8 di marzo invece è uscito un disco doppio chiamato Ama chi ti ama con tutte interpreti femminili tratte dal catalogo dei dischi. A ognuna delle 44 tracce è abbinata un'illustrazione di giovani disegnatori. Queste tavole poi sono state utilizzate in una mostra itinerante per l'Italia».

Per quanto riguarda le dodici ristampe quali sono stati i criteri di scelta?

«Esiste uno zoccolo duro di appassionati che continuava a chiedere un titolo piuttosto che un altro. Quindi abbiamo deciso di ristampare i dodici titoli più richiesti. Ma andremo avanti con altre riproposte grazie a un album doppio dedicato al cinquantenario del 1968 dal titolo E' finito il '68? dove alcuni musicisti ancora in attività (come Giovanna Marini o Paolo Pietrangeli) hanno fornito un brano inciso oggi che rileggesse il '68 secondo la propria sensibilità».

Ha citato Giovanna Marini, che fa parte dei musicisti dei titoli ristampati. Qual è stata la sua reazione?

«E' una donna entusiasta per natura, e lo è del suo lavoro in particolar modo. Al tempo stesso è molto scrupolosa ed esigente anche perché considera ogni nuova esperienza come una sfida verso la quale non si tira mai indietro. Quindi è andata in studio accettando subito di fare il brano nuovo per celebrare il '68».

C'è uno dei dodici titoli che le piace ricordare per un motivo particolare?

«Quello di Ivan Della Mea, un artista non valorizzato adeguatamente in vita e ancora oggi poco conosciuto rispetto a ciò che ha lasciato. Una volta era nel mio ufficio e in quel momento mi chiamò Enzo Jannacci, che nei suoi ultimi anni incideva per Ala Bianca. Gli dico che c'era un altro milanese accanto a me, e gliel'ho passato. I primi dieci minuti di conversazione sono stati un continuo scambio di complimenti l'uno con l'altro».

Prossime tappe?

«Altri titoli da ristampare a settembre, ma ancora da scegliere. Quindi a novembre un album sul centenario dalla fine della prima guerra mondiale».