Bottaia Bargino
Bottaia Bargino

Arte e vino eccellente. Due strade spesso capaci di correre parallelamente, soprattutto se percorse da famiglie come quella dei Marchesi Antinori. Spesso, nei secoli che la loro storia ha saputo attraversare, la famiglia Antinori ha investito proprio l’arte del compito di raccontare la casata, tant’è vero che persino lo stemma, risalente al XVI secolo è stato eseguito dalla bottega fiorentina dello scultore e ceramista Giovanni della Robbia.

Una nuova opera permanente

Se la cantina Antinori nel Chianti Classico è di per sé un’opera d’arte moderna, perfetto connubio tra capacità architettoniche e rispetto ambientale, visitarla permette di avvicinarsi una volta di più al mondo dell’arte anche grazie alle mostre temporanee e alle installazioni permanenti che vi trovano spazio.

L’ultimissima opera a collocarsi in questo contesto, è “Clessidra”, del giovane artista veneziano Giorgio Andreotta Calò.

L’opera è una scultura nata dalla riproduzione in bronzo di una bricola (il palo utilizzato da sempre a Venezia per l’ormeggio delle imbarcazioni nella laguna). L’artista sdoppia la bricola perennemente corrosa dal movimento delle maree: la parte superiore è il riflesso simmetrico di quello inferiore, evocando nuovamente la laguna e il suo orizzonte specchiato. Un’opera che parla del tempo e del suo scorrere fin dal titolo, non solo forma del tempo, ma anche simbolo del tempo e del suo lavoro. È questo il principale legame che lega Clessidra alla cantina Antinori, dove un vino perfetto non solo è opera dell’uomo ma anche dell’imprescindibile contributo del tempo.

Da fine novembre, “Clessidra” verrà collocata in uno degli spazi più suggestivi della cantina, quello delle grandi vetrate che corrono lungo tutto il fronte della struttura accolta nel ventre della collina. Location da cui si possono ammirare i filari di giovani viti scandire il paesaggio del Chianti Classico.

Nel cuore della terra un gioiello di architettura

Pittura, scultura, architettura sono legate da sempre a doppio filo con il nome della famiglia Antinori. Da sempre, o almeno dal 1385, oltre seicento anni in cui Antinori non ha solo significato vino eccellente, ma anche vocazione alla migliore tradizione mecenatistica. In questi secoli di storia, la famiglia Antinori ha premiato l’arte e se ne è presa cura con passione e devozione, mettendo assieme una cospicua collezione e condividendo questo amore per il bello con il resto del mondo.

Dipinti, ceramiche, tessuti pregiati, ma anche antichi manoscritti e altre forme di espressione artistica sono stati selezionati e custoditi nello storico Palazzo Antinori di Firenze. In tempi più recenti, invece, nella nuovissima cantina letteralmente “scavata” all’interno delle terre del Chianti Classico, in perfetta armonia con il territorio circostante dal punto di vista sia estetico che del rispetto ambientale.

La cantina concepita dall’architetto Marco Casamonti, infatti, è quasi invisibile. Solo due tagli nella collina rivelano questa presenza.

Vinificazione per gravità, per rispettare ambiente e prodotto

Una struttura rispettosa dell’ambiente e capace di mimetizzarvisi quasi completamente. Caratteristiche come volte interne alte oltre 10 metri e componenti tutti prodotti in modo esclusivo per la realizzazione della cantina sono tratti che possono concorrere a rendere ancora più sorprendente la visita a Bargino. Ma ancor più straordinaria per l’estimatore del vino di qualità è la vinificazione in totale assenza di pompe meccaniche, ovvero “per gravità”.

Vinificando per gravità non solo si ottiene un considerevole risparmio energetico e un miglior utilizzo degli spazi, ma a essere maggiormente rispettato è il vino che verrà prodotto. La lavorazione delle uve per caduta è meno traumatica, una qualità che si ritrova nel bicchiere. Il vino è più equilibrato, elegante, con tannini più morbidi.

Le uve arrivano ai piani più alti. Qui, si procede alla terza selezione degli acini (dopo quella effettuata in vigna e successivamente sui grappoli), solo i migliori vengono scelti per dar vita ai grandi vini della cantina.

Serve la causa del risparmio energetico anche la refrigerazione completamente naturale della barriccaia, che avviene attraverso il fresco della terra e non con impianti. Il principio è quello di mantenere la temperatura ideale per la produzione e conservazione del vino.

Arte, ieri, oggi, domani

La seconda anima della cantina di Bargino risponde all’arte e la serve al meglio. Non solo ospitando parte della collezione privata della famiglia Antinori, ma anche offrendo spazio a opere contemporanee e mostre che si susseguono nel tempo dando voce agli artisti più diversi.

E' uno spazio che non ha una collocazione temporale esatta: l’avanguardia dialoga con la tradizione e gli artisti contemporanei sono chiamati ad interagire, osservare, ripercorrere in diverse modalità le tracce del secolare mecenatismo fiorentino.

Un progetto, una visione

Con Antinori Art Project, la famiglia Antinori rinnova l’attitudine alla creatività, all’innovazione e all’ideazione.

Lo spazio museale della cantina diviene il fulcro di mostre incentrate sulla ricerca delle forme dell’esistenza e richiama alla mente il mito della caverna di Platone, che insegna come l’amore per la conoscenza, per la cura dell’arte e della vite, possano portare l’uomo a liberarsi dalle gabbie dell’esperienza comune, necessariamente parziale, per raggiungere una comprensione più piena e consapevole del mondo.

Questo programma s’inserisce in un’iniziativa globale di promozione della creatività e della cultura all’esterno e all’interno della cantina, con aspetti esperienziali anche molto dinamici.

Artisti contemporanei di fama internazionale realizzano nuovi progetti legati alla specificità del luogo: alla monumentale Iconostasi dell’architetto-artista ungherese naturalizzato francese Yona Friedman, che allude al continuo mutare dell’architettura e al suo forte potenziale di esperienza, si collega il film di Jean-Baptiste Decavèle, che crea una narrazione pittorica attraverso le immagini e gli oggetti conservati nelle stanze di Palazzo Antinori a Firenze.

Lo spazio di Friedman a cavallo tra architettura e arte è stato a lungo anche quello indagato dalla ricerca artistica di Patrick Tuttofuoco ed è ancora oggi riconoscibile nei neon variopinti che l’artista trasporta dalle insegne luminose della metropoli nei cerchi dell’Iconostasi.

Si arriva così all’intervento di Rosa Barba che trasforma il cortile in una camera ottica per restituirla come un orologio mistico. La volta diviene una lente che filtra la luce del sole e permette all’esterno di depositare il passare del tempo, fissato attraverso una narrazione poetica con delle scritte sul pavimento.

Il passare del tempo catturato in una mostra

Si è conclusa da poco la mostra “Still Life Remix” all’interno dell’Antinori Art Project. Ventisei artisti per un excursus contemporaneo dedicato a un genere pittorico – Natura Morta / Still-Life, autonomo, come il paesaggio o il ritratto, in cui piante, fiori e frutti vengono riprodotti insieme a prede di caccia, in composizioni prive della presenza di essere umani. La mostra Still-life Remix ha presentato un insieme di opere fotografiche, scultoree, pittoriche e video che illustrano come ancora oggi il nostro sguardo, attraverso il codice espressivo della natura morta, coglie il passare del tempo attraverso la rappresentazione visiva di un impossibile equilibrio tra naturale e artificiale.