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Innovare insieme: è la rivoluzione tecnologica / FOTO

Da Milano e Bologna fino ai laboratori di Catania: al forum del “Giorno” con Tim il punto sugli hub che mettono insieme le idee migliori e la conoscenza. "Investire sul digitale, non aspettare interventi dall’alto"

di COSIMO FIRENZANI
Ultimo aggiornamento il 21 giugno 2018 alle 13:10
Convegno sull'innovazione tecnologica nei distretti italiani

Milano, 21 giugno 2018 - Un viaggio tra centri all’avanguardia, opportunità, difficoltà nel crescere delle giovani aziende e tendenze tutte italiane. Il mondo dell’innovazione è stato scandagliato nell’incontro dedicato alle startup e ai coworking per il ciclo «L’innovazione tecnologica nei distretti italiani», organizzato da QN Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, Il Telegrafo e QN Economia e Lavoro, in collaborazione con Tim, ai Frigoriferi Milanesi in via Piranesi a Milano. L’evento è stato aperto dal direttore del “Giorno” Sandro Neri e moderato da Davide Nitrosi, responsabile di QN Economia & Lavoro. «La Lombardia è un enorme bacino di innovazione e di tendenze che poi si affermano in tutto il Paese», ha spiegato Neri.

Il viaggio parte dalla dorsale dell’innovazione che si snoda da Milano, Bologna, Roma, Napoli fino a Catania. Sono le città degli hub di Tim. Hub dove startup e aziende innovative possono toccare con mano come la tecnologia può rivoluzionare un’attività. «Facciamo numerose call per reclutare startup con le quali lavorare - afferma Attilio Somma, innovation vice president di Tim -. Forniamo una forte dotazione di asset tecnologici di eccellenza».

Negli hub le startup possono lavorare con tecnologie innovative prima del debutto sul mercato. È il caso delle connessioni ultraveloci 5G. «Stimolare la crescita di quartieri digitali nelle città è una chiave importante sulla quale in passato abbiamo lavorato poco - spiega Paolo Barberis, co-founder di Nana Bianca -. Le persone nei quartieri hanno capito che si devono attivare da sole grazie alle potenzialità del digitale, senza aspettare interventi dall’alto». L’innovazione in Italia, però, segue anche tendenze diverse a quelle degli altri Paesi: «Siamo andati a vedere quante fossero le startup che avevano criteri di innovazione, al di là del registro delle imprese innovative che conta 9.328 imprese – spiega Valerio Momoni, marketing, product & business development director di Cerved - Abbiamo censito 14.000 imprese con una fortissima concentrazione su Milano, con oltre 2.300 imprese. Da segnalare, poi, la dorsale adriatica e le zone di Trento e Trieste, piccole Silicon Valley. In Italia non c’è un problema di idee ma di finanziamento. C’è, però una via: il corporate venture capital».

Forte l’impatto di PoliHub, incubatore del Politecnico di Milano. Ha raccolto 1.200 idee imprenditoriali: 113 sono diventate aziende. «Queste aziende nel 2017 hanno fatturato 30 milioni e hanno raccolto il 10% degli investimenti raccolti in tutta Italia dalle giovani imprese. In tutto, inoltre, sono stati impiegati 150 collaboratori», spiega Claudia Pingue, direttore generale di PoliHub. «Le imprese italiane e il mondo dell’associazionismo hanno un bisogno tremendo di startup che fanno innovazione – afferma Davide Casalini, Ceo di StratupItalia! - Per fortuna, anche in Italia i capitali stanno arrivando e i segnali che arrivano sono positivi».

Però, le startup si trovano di fronte anche un problema di competenze: «Ci fa piacere a tutti che dall’estero i fondi vengano a investire in Italia, ma come si fa a far vincere tutto il Paese? – si chiede Fabio Santini, direttore divisione One Commercial Partner & Small Medium and Corporate di Microsoft Italia - Mancano le competenze tecnologiche, ma non è un problema delle università: le innovazioni sono troppo veloci».

 

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