Franceschino Barazzutti, ex sindaco di Cavazzo Carnico
Franceschino Barazzutti, ex sindaco di Cavazzo Carnico

Cavazzo Carnico (Udine), 27 gennaio 2019 - Lo chiama così, “l’onorevole Zamberletti”, con il rispetto che si deve a un grande uomo di Stato, il "padre della Protezione civile": si davano rigorosamente del “lei”. E subito spiega: “L’onorevole Zamberletti ha seguito questo principio. Era arrivato da noi come commissario straordinario del governo per l’emergenza, vuol dire con pieni poteri. Eppure non ha mai assunto una decisione su un comune senza averla concordata con il sindaco. Punto. Da qui sono discese poi le scelte sulle casette. Nelle zone di montagna il modello dei mezzi tronchi. Perché lui ripeteva sempre, alloggi provvisori sì, ma di-gni-to-si”. E scandisce lentamente quella parola, perché il concetto sia chiaro. Franceschino Barazzutti ha 82 anni, un garbo d’altri tempi, parole mai annacquate e soprattutto buona memoria. È uno dei sindaci simbolo del terremoto in Friuli, che tra il 6 maggio e il 15 settembre 1976 provocò 990 morti e 100mila sfollati. Ex Pci, ex Unità proletaria, insomma una vita tutta “a sinistra sinistra”. Oggi Barazzutti è presidente onorario dell’associazione dei comuni terremotati e sta preparando la partecipazione di quegli amministratori al funerale di Zamberletti, esequie di Stato martedì mattina alle 10.30 a Varese, nella basilica di San Vittore. "Saremo presenti con un  gruppo nutrito", annuncia. Omaggio all’uomo che il 7 maggio 76 il premier Moro spedì con una telefonata di mattina presto tra le macerie. Quel giorno iniziò un lavoro di mesi, al fianco dei sindaci e dei soccorritori. Roma, dichiarò Zamberletti in un’intervista a Qn, era lo strumento per aiutare i terremotati. E parlando del sisma nel centro Italia - il terremoto di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto iniziato il 24 agosto di tre anni fa – obiettava: “Hanno saltato un gradino, si sono incartati, ormai la rotta non si corregge più. Non serviva un commissario alla ricostruzione ma all’emergenza. Quello che si trasferisce sul posto con uno stato maggiore e poteri eccezionali. Un comandante che ‘agisce in deroga a tutte le leggi’, così c’era scritto nelle nostre regole d’ingaggio. Stavi lì finché non erano state portate via le macerie e la gente non era tornata nelle casette. Qui sono poche, 3.700. Ma in Friuli ne abbiamo consegnate 20mila in sette mesi”.
Barazzutti, a proposito di casette. Dopo nove mesi-un anno di vita, in decine e decine di alloggi del sisma 2016 stanno marcendo tetti ma soprattutto pavimenti. Hanno ributtato tutto all’aria...
“Schiettamente le dico: quando ho visto quei moduli abitativi in televisione, mi sono arrabbiato. Ho telefonato proprio all’onorevole Zamberletti. Lui mi ha risposto, "lasci stare, ho provato a intervenire, non mi hanno ascoltato". A un certo punto ho pensato di scrivere una lettera a quei sindaci. Soluzioni inadeguate per paesi di montagna. Una vergogna! Ma queste cose accadono anche perché la gente non si mobilita. Da noi in ogni paese era sorto un comitato. C’è sempre stata una forte spinta popolare”.
Che ricordo ha di Zamberletti?
“Noi qui tutti in Friuli lo amiamo. Quando l’ho conosciuto ero vice di Cavazzo Carnico, con delega al terremoto. Poi sono stato sindaco dal 77 al 95, ininterrottamente. Ho fatto tutto il periodo della ricostruzione, anche con un passaggio in consiglio regionale”.
Quella volta che...?
“Voleva sgomberare un villaggio, Cesclans, che stava sopra un pianoro, era rimasto senza comunicaizone, era franata la rupe sulla strada. L’onorevole Zamberletti mandò i suoi uomini con un elicottero per avvisare chi viveva lì, dovete andare via”.
E lei?
“Mi sono opposto, ho detto: la gente resta qua. E così è stato. Lassù sono stati costruiti tre villaggi di casette, due sono ancora usati dai turisti, cinque se ci allarghiamo a tutta l’area del terremoto. Uno utilizzato meravigliosamente, dagli Scout, che portano qui ragazzi da tutta Italia. Si chiama “Quel dal Nibli”, Colle del nibbio, perché d’estate da quelle parti si vedeva il rapace in cerca di prede. Stupendo. Saranno settanta posti letto, cucine, mense, sala”.
I tempi dell'emergenza.
“Abbiamo avuto due eventi sismici, a maggio e a settembre. A marzo era tutto a posto. Casette per decine di migliaia di persone”.
Le macerie.
“Sgomberate subito, in pochi mesi hanno portato via tutto. Perché, attenzione, in Friuli c’erano i tre quarti dell’esercito nazionale, la nostra regione era piena di caserme. I militari hanno partecipato in modo massiccio. Lo sgombero delle macerie dev’essere immediato. Altrimenti come si fa a ricostruire?”.