Massimo Marconcini, caposquadra dei vigili del fuoco
Massimo Marconcini, caposquadra dei vigili del fuoco

Genova, 3 ottobre 2018 - “Grazie, eroi, siete l’orgoglio dell’Italia”. Erano i giorni della strage di Genova - 43 morti per il crollo del ponte - e il ministro dell’Interno Matteo Salvini twittava così sui vigili del fuoco, impegnati in un lavoro di ricerca senza sosta sotto le macerie. Più volte il vicepremier ha promesso: vi adeguerò lo stipendio. Nei conti di Antonio Brizzi, segretario generale del Conapo, il sindacato autonomo, in tutta Italia “mancano 5mila operativi, per dare una garanzia certa ai cittadini. Noi siamo quelli che vanno avanti quando gli altri fuggono. Salvini l’ho incontrato a Genova, si è impegnato a portarci alla stregua degli altri corpi dello Stato. Noi chiediamo una totale equiparazione economica e normativa. Niente più di nessuno. Ma chi rischia la vita sono le forze armate, le forze di polizia e noi”. Vi raccontiamo la storia di Massimo Marconcini, coordinatore della Cgil toscana.

Caposquadra dei vigili del fuoco. Rischia la vita per?
"L’ultima busta paga è stata di 1.670 euro. Lavoro da 26 anni".
Nel suo curriculum, molte tragedie nazionali.
"Sono intervenuto nel terremoto dell’Umbria, quello del ’97; nell’alluvione di Sarno, l’anno successivo. Nel sisma di San Giuliano, che fece crollare la scuola, e in quello dell’Aquila, nel 2009. Poi in Emilia nel 2012 e nel centro Italia, due anni fa. A Genova, per l’alluvione".
Il ministro dell’Interno vi chiama eroi. Ma il vostro stipendio dimostra che c’è tanto da fare. Cosa chiedete?
"Che ci venga riconosciuto il merito, quello che facciamo. I fatti lo dimostrano, la gente ci vuole bene. Sono usciti fior di sondaggi. I vigili del fuoco sono la forza più benvoluta dalla cittadinanza".
C'è chi sintetizza: amatissimi dalla gente, dimenticati dalla politica.
"Noi arriviamo quando le persone sono in difficoltà. Si parla tanto di meritocrazia. Ci sembra di aver dimostrato qualcosa nel corso di queste emergenze. Ci riconoscono un certo modo d’intervenire che deriva da addestramento, formazione che facciamo senza prendere un centesimo in più rispetto a quello che ci toccherebbe normalmente".






Spieghi meglio.
"Formalmente chi si addestra, guadagna di meno, perché non percepisce le indennità operative. Mi pare allucinante. Noi viviamo di formazione e addestramento. Proprio per questo riusciamo a garantire certi interventi. Si è visto a Genova, a Rigopiano... Non esiste alcuna indennità di formazione. Non esiste".
Pronti a scavare tra le macerie.
"Tutti devono sapere come comportarsi in quegli ambienti. Poi ci sono gli specialisti".
I numeri.
"Gli operativi sono 30mila. Restiamo alle piante organiche nazionali: mancano più di 2.500 vigili".
Capitolo assunzioni.
"Si parla di 1.500 persone. Attendiamo".
Un vigile del fuoco potrebbe fare un altro mestiere?
"Diciamo che un vigile del fuoco è una persona che in determinate situazioni riesce sempre a cavarsela, potenzialmente potrebbe fare tantissimi lavori. Ma la passione resta quella. Una passione per la vita".