Bernardino Chiaia (a destra) con Valerio Segor
Bernardino Chiaia (a destra) con Valerio Segor

Torino, 12 febbraio 2021 - La valanga, killer silenzioso?  "“Dipende dal tipo, ci sono quelle a lastroni e quelle sciolte. C’è il classico rumore di distacco,  un piccolo rombo a bassa frequenza che deriva dalla decompressione dell'aria. E subito dopo come un vento, intenso, se la massa nevosa, come è successo a Rigopiano, recluta alberi, in quel caso un intero bosco di faggi”. Bernardino Chiaia, 55 anni, ingegnere, è (anche) il professore delle valanghe. Perito della procura per la strage dell'hotel sul Gran Sasso - 29 morti il 18 gennaio 2017 -  è coordinatore del centro sicurezza infrastrutture e costruzioni al Politecnico di Torino (Siscon), tra i settori chiave c’è l’ingegneria della neve, gruppo unico in Italia, a dirigerlo la sua assistente Barbara Frigo.
Sono state 35 le vittime di incidenti in montagna dal 1° gennaio; 33 le persone soccorse per valanga, 4 hanno perso la vita, altri 5 escursionisti sono dispersi. E queste sono soltanto le statistiche del Soccorso alpino, che resta comunque il signore delle cime. Nello stesso periodo del 2020 non si erano verificati episodi ma è stata un’eccezione. Nel 2015 le vittime sepolte dalla neve e recuperate dalle squadre Cnsas erano state 7. 
Da nord a sud, una strage.
“Tutte le valanghe di questi giorni erano cartografate. Sono siti noti, le Regioni sanno che i cumuli possono staccarsi. Non sono eventi imprevedibili, è questo il punto“.
Quali sono i fattori di rischio?
“Sicuramente temperatura, accumulo, vento e precipitazioni aumentano la probabilità. Spesso è lo sciatore stesso che stacca la valanga. Quando si fanno le curve, anche su pista, una persona di 80 chili può dare spinte doppie alla massa nevosa”.
E se l’escursionista si muove solo con la piccozza?
“E’ più difficile ma capita. Anche se alla fine quello è semplicemente un innesco, la massa nevosa era lì pronta a partire”.
La montagna piange nomi illustri, come la leggenda dell’alpinismo Carloalberto ‘Cala’ Cimenti, 45 anni, morto al Sestriere con il compagno di escursione Patrick Negro, 49enne.
“Sì, questo è particolarmente strano. Le vittime degli incidenti erano quasi tutte persone esperte, non turisti della domenica ma professionisti. Infatti sono stati trovati subito, anche grazie all’Arva”.
Come se lo spiega?
“È sempre la combinazione di eventi meteo con l’interazione umana. È come il velista che va nell’oceano in solitaria. Può andare bene mille volte, la mille e unesima no“.
Quando scatta il pericolo?
“Diciamo che ormai la scienza ha fatto parecchi passi avanti. Si sa che con certi accumuli, oltre un certo spessore, con certe velocità di innalzamento della temperatura, la probabilità di distacco è molto alta”.
Quali sono le ultime innovazioni per difendersi dalle valanghe?
"Si usano molto gli zaini che si gonfiano come air bag. Vengono comunque azionati dallo sciatore. Che quindi deve dimostrare freddezza e velocità per attivarli. Se la valanga non è troppo veloce, questo sistema consente alla persona di galleggiare. È come essere travolti da un fiume, si resta in superficie, quanto meno si respira. C’è anche qualche brevetto di azionamento automatico, ma rischia di essere controproducente”.
La valanga lenta?
“Come quelle che si sono verificate in Piemonte, negli ultimi giorni. E’ venuta giù tanta neve, poi anche sabbia del Sahara, che rende ancora meno coeso il manto, dando una colorazione rosa. Ma soprattutto c’è stato un innalzamento della temperatura“.
Che fa scattare l’allerta.
“Ripeto, sorprende che nelle ultime settimane abbiano perso la vita persone molto esperte. Gente che è stata sull’Himalaya, che ha fatto alpinismo in posti ben più pericolosi delle Alpi italiane. Con innalzamento di temperatura e masse nevose di questo tipo... Insomma hanno rischiato, penso coscientemente”.
Da 20 giorni ci sono 4 escursionisti dispersi sul monte Velino, in Abruzzo.
“Quella valanga non siamo andati a vederla. Mi risulta però che anche lì, come a Rigopiano, il problema sia stato la massa di neve, particolarmente intensa. Quando è associata a vento forte, sulle creste si accumulano blocchi instabili“.
La velocità di una valanga?
“Dipende molto dal tipo. Quella a lastroni è in sostanza quasi un corpo rigido finché non si spacca e inizia a scendere in più frammenti. Quando invece la valanga è più bagnata e rotolando diventa un materiale misto, una specie di miscela liquida che contiene anche aria, il calcolo della velocità è più complicato. Assomiglia a una colata di fango”.
Comunque, impossibile  scappare.
“La neve bagnata scende più lentamente ma è più pesante, la potenza dipende non solo dalla velocità ma anche dalla massa. A Rigopiano abbiamo stimato in quasi 500 chili al metro cubo la densità della valanga che impattò l’albergo. Se invece è solo neve, il valore si dimezza. In ogni caso, la velocità non lascia scampo“.