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"Terremoto, così salveremo i capolavori umbri"

A colloquio con Aurora Raniolo, direttore del Segretariato Beni Culturali in regione. Dalla basilica di San Benedetto alle statue lignee

di RITA BARTOLOMEI
Ultimo aggiornamento il 10 giugno 2018 alle 14:38
Opere recuperate dalla cattedrale di Santa Maria Argentea di Norcia

Perugia, 8 giugno 2018 - Pensate: un milione solo per la messa in sicurezza della splendida chiesa di San Salvatore in Campi, a Norcia (guarda la gallery). Aurora Raniolo, direttore del Segretariato Beni Culturali in Umbria, lo ripete due volte per dare l’idea di quel che ci aspetta se vogliamo recuperare - e dobbiamo farlo - un patrimonio d’arte inestimabile. Romana, innamorata di questa terra ferita e del suo mestiere, Raniolo ha conquistato i terremotati quando ha messo in fila le urgenze, intervenendo alla giornata nazionale del paesaggio, a marzo. Benissimo restaurare opere d’arte e chiese, ha detto in sostanza. Ma subito dopo, mettendosi dalla parte dei cittadini come ritiene doveroso fare ha aggiunto la priorità numero uno: “In queste terre c’è il rischio di spopolamento, se non interveniamo per tempo. Prima di tutto bisogna far tornare le persone. Per fortuna i Comuni della Valnerina hanno deciso di anticipare il 20% delle spese, su presentazione dei progetti. C'è tempo fino al 31 luglio".  L'Umbria è una terra ricchissima ma il suo patrimonio artistico vive ancora gli strascichi dell'altro sisma, quello del '97. Raniolo si sforza di cogliere il lato positivo. "Nella sfortuna - ricorda - almeno era già pronto il deposito, il nostro ospedale dell'arte, io lo chiamo così. Abbiamo una convenzione con la Regione. Oggi nel Santo Chiodo di Spoleto, struttura di 5mila metri quadri, antisismica e chiaramente con vigilanza armata, sono ricoverate 7mila opere. Quasi tutte sono state messe in sicurezza anche grazie a un progetto curato dall'Opificio delle Pietre dure e finanziato dalla Cassa di Risparmio di Firenze. Hanno lavorato un anno, è stato un grande intervento. Quante sono in totale le opere d'arte danneggiate dal terremoto? Difficile dare un numero". Tono di voce entusiasta al telefono mentre elenca i capolavori che l'hanno conquistata nella terra dei borghi, partendo naturalmente dalla basilica di San Benedetto di Norcia, "un simbolo mondiale. Sono stati stanziati milioni e milioni, ci arriveranno anche fondi europei. Ancora non sono state tolte tutte le macerie, dopo la scossa del 10 aprile il sindaco Alemanno ci ha chiesto di intervenire anche per dare un segnale alla popolazione. Con uno stralcio di 300mila euro su un finanziamento di un milione, toglieremo il sedime rimasto e concluderemo la puntellazione interna. Con i restanti 700mila euro, ci occuperemo di tutte le macerie e le selezioneremo. Perché poi questi blocchi dovranno essere recuperati, con un adattamento sismico. L'istituto centrale del restauro ha affidato il progetto al professor Modena, ingegnere strutturista". Abbazie, cattedrali, bassorilievi. E poi ci sono le statue lignee, "una particolarità dell'Italia centrale". Come la Madonna dorata del Cinquecento recuperata dalle macerie di  Sant'Antonio abate a Frascaro di Norcia. Su tutto, un motto: dov'era, com'era. I tempi? Naturalmente lunghi. Raniolo prevede almeno "dieci anni" per ridare vita all'arte colpita al cuore.

 

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