Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) - A quasi due anni dal terremoto del 2016, un numero racconta lo stallo: 5% (video). Meno di 4.200 domande per ricostruire, mentre sono 85mila gli edifici inagibili tra Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. Perché? Sfiducia dei terremotati sui fondi, come suggerì il commissario Paola De Micheli qualche tempo fa? Quando non c’era ancora il nuovo governo e nessuno si chiedeva se la parlamentare piacentina del Pd avrebbe chiuso prima il suo incarico, che scade a settembre. Qualunque sarà la soluzione scelta dal nuovo governo, serve un deciso colpo di reni. Perché se bussiamo agli uffici delle 4 Regioni e chiediamo i numeri - in qualche caso con fatica - il risultato c’inchioda a una percentuale insignificante. Nelle Marche - 85 comuni coinvolti su 138, vuol dire il 35% del territorio e oltre il 60% dei danni di tutto il cratere - il responsabile della ricostruzione Cesare Spuri dà questa sintesi: 50mila gli edifici inagibili, 40mila hanno danni gravi ma le pratiche presentate per questa categoria sono 267, appena 20 quelle arrivate in fondo; altre 2.405 le domande per i danni lievi, 617 fino ad oggi i decreti. Chiarisce Spuri: “Per l’istruttoria completa di una pratica servono sei mesi. In un mese per ora smaltiamo 80 pratiche. Lo so cosa sta pensando, che con questo ritmo ci metteremo dieci anni. Ma il trend è in crescita. Ci hanno assicurato altro personale. Certo, si deve migliorare ancora. Mercoledì faremo una riunione a Roma e parleremo anche di questo”. Sulle macerie siamo quasi a metà strada, smaltite 475mila tonnellate su 1,1 milioni stimate. Se ci spostiamo in Umbria troviamo 10mila edifici inagibili, 550 domande presentate tra danni lievi e gravi, 200 autorizzate. Avanti lo sgombero delle macerie - 65mila tonnellate su 100mila - e quasi consegnate tutte le casette di Stato, 750 su 778. Ricostruzione con il freno a mano in Lazio. Novemila - calcola la Regione - gli edifici danneggiati; 312 le domande per i danni lievi a edifici privati (50 quelle concluse), altre 64 per i danni gravi (concluse solo 4). Quasi consegnate tutte le casette di Stato (796 su 825), mentre per le macerie siamo al 40%, 450mila tonnellate rimosse su 1,1 milioni. Infine l’Abruzzo conta quasi 16mila edifici inagibili, solo 579 domande presentate dai privati (17 quelle concluse), altre 68 dalle attività produttive (14 arrivate in fondo). Sullo sfondo dei numeri, sentimenti, timori e attese. Anche per una nuova, possibile governance. La domanda su De Micheli - resta o va - non è secondaria per i terremotati. Un funzionario molto informato ragiona così: “Paola De Micheli ha rimesso il mandato nelle mani del premier. È una figura politica, non tecnica. L’incarico al commissario viene conferito con decreto del presidente della Repubblica su indicazione del governo. Mi pare difficile che possa essere confermato un parlamentare dell’opposizione. Quindi sarà sicuramente sostituita. Quando? Deciderà il governo. Cambiare la governance, smantellare la figura del commissario straordinario e affidare tutto alle 4 regioni i cui presidenti oggi sono vice? Mi pare improbabile, per farlo dovrebbero cambiare la legge, il decreto 189 che regola la ricostruzione”.