L'Aquila, 8 aprile 2019 - La donna passa davanti alla statua di Maria, nella piazzetta dedicata alle 40 vittime del 6 aprile 2009, e con un gesto di consuetudine s’inginocchia, sfiora i piedi della Madonna, si fa il segno della croce guardando le foto di bimbi, nonne, ragazzi e famiglie. “Le vittime del terremoto rimarranno sempre nel cuore di Onna”, ha scritto don Oreste su un targa alla memoria. Il borgo è stato raso al suolo; restaurata la chiesa - 3 milioni dal governo di Angela Merkel -, e ancora 2 milioni da grandi aziende e italo-tedeschi per la casa della cultura, nel villaggio di legno. Un paio di case finite nel paese vecchio; tutto il resto è come dieci anni fa (video).

La vita adesso è oltre il muro, trasformato in una mostra permanente, con le foto storiche, perché bisogna trasmettere la memoria a chi era piccolo,  a chi non era ancora nato e non ha mai conosciuto una casa di pietra.  La vita è nelle casette realizzate dai trentini nei mesi di lavoro no stop, a coordinare la Protezione civile governata da Guido Bertolaso. Il premier Berlusconi  consegnò gli alloggi a settembre

Chi ha costruito, l'ha fatto pensando a luoghi da vivere e personalizzare, ci sono spazi comuni e aiuole fiorite. I terremotati hanno provato a ricostruire il loro mondo. Entrando nelle case colpisce l'ordine, i mobili del salotto buono che miracolosamente si adattano alle nuove misure, le immagini dei santi, i fiori appesi al soffitto di legno "in dieci anni mai un problema", racconta un'inquilina che è qui fin dall'inizio. Inevitabile fare un confronto con le casette del sisma 2016, i guai sono cominciati dopo pochi mesi, dai tetti ai pavimenti. "Questo villaggio è vivibile e pieno di bambini", è il pensiero di Eleonora Corrias, 3 figli, arrivata a Onna nel 2016, 'sfrattata' dalle Case, le piastre antisismiche realizzate in tempi record, prima dell'inverno avevano un appartamento vero 15mila terremotati in 4.500 alloggi. Dei guai si conosce tutto, in questi anni le cosiddette new town sono state molto raccontate. Mettendo in fila con il Comune i fatti principali: nel 2016 sono stati sequestrati 800 balconi in 494 appartamenti (non tutti evacuati). A maggio 2017 è stata invece svuotata un'intera palazzina (24 appartamenti). A marzo in un blocco - disabitato da anni - a Cese di Preturo sono crollati tre balconi, sì gli stessi dove nel 2009 sventolava il tricolore. L'amministrazione - che ha ereditato le new town nel 2012 - quest'anno ha quindi deciso di tagliare altri 160 balconi, per sostituirli con ringhiere. I numeri dei guai sono sempre stati oggetto di polemiche. "E' stato un miracolo, migliaia di case vere consegnate in pochi mesi, uno sforzo sovrumano. Tra le ditte, qualcuno non ha lavorato bene", fa notare chi difende l'opera di quei giorni. Sotto accusa anche la mancata manutenzione. Che però l'ex sindaco Massimo Cialente ha sempre rispedito al mittente.  

Ma se dei guai si conosce tutto, meno noto è il sentimento di gratitudine che si registra aprendo il microfono agli inquilini. "Noi ci troviamo bene. Le case sono calde, realizzate con il sistema del risparmio energetico", è la testimonianza di Marco Pilolli, che vive in un appartamento di 72 metri quadri con la moglie Veronica Vereha e il figlio (video). Racconta: "Ci siamo entrati a ottobre. Abbiamo trovato tutto arredato". Mostra le stanze, bagno in camera nella stanza da letto; le finiture sono di pregio.  "L'unico intervento che ho fatto: pittare le pareti, perché bianche non ci piacevano".

Nelle piastre vivono gli sfollati ma non solo. Chiarisce l'assessore comunale alle politiche abitative, Francesco Bignotti: "Dei 4.500 alloggi, 1.500 sono stati destinati a canone sociale, per rispondere alle fragilità. L'ultimo bando risale a dicembre, le famiglie oggi sono 1.300. I terremotati non pagano nulla, per gli altri gli affitti variano con la dichiarazione Isee. Quindici euro fino ai 7mila euro; 25 fino a 10mila; 50 fino a 12mila. Sopra quella cifra, si va dagli 80 euro ai 350, a seconda della metratura e della zona". E cosa diventeranno in futuro? Al momento due certezze: "Il 20% sarà lasciato alle fragilità - anticipa l'assessore -. Un'altra parte sarà trasformata in un campus universitario diffuso". Il resto è ancora da decidere.