La faglia di San Andreas
La faglia di San Andreas

Roma, 19 novembre 2020 - Un terremoto di magnitudo 6 nel 2024 potrebbe colpire la cittadina di Parkfield,  lungo la faglia di San Andreas in California. Lo prevede  uno studio congiunto dI Cnr e Ingv, firmato dai ricercatori Giovanni Sebastiani e Luca Malagnini. L’indagine è stata pubblicata sul Journal of Ecology & Natural Resources.  La predittività  diventa sempre maggiore all’avvicinarsi del momento in cui accadrà il terremoto. La faglia americana - che si snoda per 1.300 chilometri - è sorvegliata speciale da decenni per paura del cosiddetto 'Big One'.

Luca Malagnini, 59 anni, sismologo dell'Ingv, un passato negli Usa. Ci mettete un 'forse' ma l'effetto finale è comunque spiazzante. Dite: nel 2024 ci sarà un terremoto forza 6 in California. Ma non ci avevano sempre insegnato che questi eventi non si possono prevedere?

"La faglia di San Andreas è molto particolare. Intanto è isolata, quindi è molto più probabile che il momento della rottura in qualche punto, si possa seguire dall'andamento dello stress, della deformazione superficiale".

Invece sul nostro Appennino...

"Abbiamo una faglia importante ogni 5-10 chilometri. In California le geometrie sono più semplici".

Per modo di dire...

"Infatti. Nel nostro studio abbiamo preso il catalogo dei terremoti che si sono verificati su quella faglia. Che è anche verticale, quindi doppiamente semplice rispetto alle nostre. E non ha competitori vicini. Poi c'è un terzo elemento, i terremoti lì accadono in maniera quasi regolare".

Quasi, perché?

"Perchégli ultimi sei eventi si sono succeduti mediamente ogni 22 anni. E' anche vero che l'ultimo terremoto è stato nel 2004, quello precedente nel 1966, quindi 38 anni prima. Questo fatto che eventi importanti siano ravvicinati, ci ha permesso di studiare almeno un intero ciclo sismico. Altra cosa molto importante. Perché generalmente i terremoti hanno tempi di ritorno di centinaia di anni. Quindi abbiamo verificato gli eventi e abbiamo visto la distribuzione dell'energia liberata dalla faglia giorno per giorno. Abbiamo calcolato il baricentro dell'energia lungo quel segmento. E abbiamo guardato  come si spostava, ma soprattutto abbiamo studiato le variazioni dello spostamento nel tempo". 

Tornando alla previsione...

"Ci siamo concentrati su una specifica caratteristica di quella faglia, le variazioni della modalità di rilascio di energia lungo quel segmento. Il sito - un posto sperduto nel nulla, in mezzo alla campagna -  è particolarmente famoso in ambito sismologico perché vista questa pseudo o quasi regolarità, a un certo punto gli americani hanno detto: è il posto giusto per provare a prevedere i terremoti. O comunque per mettere tanti strumenti e capire cosa succede prima di un sisma. Ci sono tantissimi lavori fatti su San Andreas". 

Ma gli americani non c'erano arrivati?

"Veramente ho lavorato 10 anni negli Stati Uniti e ho lavorato tanto su quel segmento anche da là. Continuo a farlo. Quello che abbiamo visto non è una caratteristica che salta agli occhi. Va ricercata. Il prossimo aggiornamento sarà a gennaio".

Il metodo si può esportare in Italia?

"La complessità della nostra situazione è estrema".

Quindi in Italia si potranno mai prevedere i terremoti?

"Al momento attuale lo escludo. Comunque continueremo a lavorare su due fronti: in laboratorio,  verificando con una tecnica semplice se possiamo prevedere il tempo di rottura su un campione di roccia. Quindi applicheremo la stessa tecnica a situazioni via via più complesse".