Macerata, 4 settembre 2019 - Hanno salvato più di 22mila beni storico-artistici e archeologici: tele, frammenti, sculture, pezzi di mosaico. Eppure, a due anni dal terremoto del centro Italia, altri tesori restano ancora sepolti sotto le macerie. “C’è ancora tanto da recuperare”, risponde quando gli chiedi una stima dei danni sui beni mobili l’ingegner Paolo Iannelli, soprintendente speciale unico per le zone dell’Italia centrale colpite dal sisma, tra il 24 agosto 2016 e il 18 gennaio 2017. 

E pare davvero incredibile, difficile farsi bastare la spiegazione delle scosse infinite. “Rimuovere le macerie all’interno di un bene tutelato, con opere d’arte sotto non è certamente cosa ordinaria”, puntualizza l’ingegnere. Le Marche hanno i numeri più alti, quasi 13mila opere; seguono l’Umbria (5.684), il Lazio (3.274) e l’Abruzzo (265). Colpiscono anche i numeri imponenti di beni archivistici, in metri lineari sono 3.535 per le Marche, 1.211 per l’Umbria, 530 e 160 per Lazio e Abruzzo. La regola, spiega Iannelli, di solito è questa: “I beni che hanno subito danni sono custoditi nei depositi ministeriali. Gli altri di solito sono in capo ai legittimi proprietari, per lo più le diocesi”. Ma quante opere d’arte, chiese e palazzi sono stati danneggiati dal sisma? “Si può fare solo una stima, direi almeno il 50%”, ragiona l'ingegnere-soprintendente. Ancora: sono 4.114 le chiese danneggiate dal sisma, quasi 1.700 sono concentrate nelle Marche, più di mille in Umbria. “Tante hanno riaperto perché i danni erano lievi. Sono convinto che quest’anno si cominceranno a vedere i risultati del lavoro”. Ma quando potremo tornare a godere di questi beni? “Diciamo che in dieci anni potremo vedere cose significative", azzarda Iannelli.