Rosalba Di Tomasso con la figlia Francesca, morta accanto a lei la notte del terremoto
Rosalba Di Tomasso con la figlia Francesca, morta accanto a lei la notte del terremoto

L’Aquila, 6 aprile 2019 - “Francesca dormiva accanto a me, nel lettone. Aveva paura, insisteva: scappiamo. Le ho detto: piccola, dormi tranquilla. E non l’ho vista più”.
Rosalba Di Tomasso, 59 anni, promotore finanziario dell’Aquila, dice che quella notte del 6 aprile 2009, alle 3.32, è morta dentro. Con la sua bimba di 9 anni, “la nostra stella, il nostro angelo. Così la chiama il suo fratellino, che è nato due anni dopo il terremoto. L’ho tanto cercato questo terzo figlio. Per me è stato un dono, un miracolo”.

La notte in cui è crollato tutto.
“Francesca si era spaventata per la prima scossa, era scappata nella sua stanza a cambiarsi. Si era tolta il pigiama, aveva indossato una tuta. Mi ricordo la sua maglia bianca, con un disegno; i pantaloni rosa fucsia. Si è preparata lo zainetto, lo ha messo davanti alla porta. Aveva così paura del terremoto. Io no, ci sono cresciuta insieme”.

Poi la terra ha tremato ancora.
“Non dormivo, stavo leggendo, non ci ho dato peso. Ci avevano rassicurato. Incoscienza. Sensi di colpa a duemila, dopo”.

La grande botta delle 3.32.
“Mi ricordo le pietre addosso, mi sono ritrovata sul fianco sinistro, completamente sommersa dalle macerie, bloccata ma cosciente. Chiamavo la piccola, ero immobilizzata. Ho chiesto aiuto. Dopo un po’ è arrivato Dino, il figlio grande di mio marito. Ha avuto coraggio, è riuscito a entrare. Ero ferita, mi ha liberato, mi ha salvato la vita. Gli ripetevo, non pensare a me, cerca Francesca. Ha scavato, l’ha trovata”.

Senza vita.
“I medici ci hanno detto che non ha sofferto, che è morta subito. Era a faccia in giù”.

Gli altri dov’erano?
“Mio marito dormiva in un’altra stanza, stava cercando una lampada per venirci a cercare ma è precipitato in una voragine e si è ritrovato nel cortile di casa, con le vertebre rotte. L’altro figlio, Simone, che aveva 14 anni, ha avuto l’accortezza di proteggersi mettendosi sotto il letto. Non si è fatto nulla”.

La sua vita, dopo.
“Sono stata all’ospedale 15 giorni, poi da amici a Genzano di Roma e infine al mare. Quando sono tornata ho visto una città distrutta, mentre mi portavano via non capivo niente, non me ne ero resa conto”.

Quando ha saputo di aspettare un figlio?
“A dicembre 2010, l’abbiamo tanto cercato. Riccardo è il dono della mia stella, che è apparsa in sogno a una mia amica. Ecco le analisi di mamma, è incinta, le ha detto. Io ci credo”.

Guardandosi indietro, oggi.
“Per me è come se fosse rimasto tutto com’era, ho la sensazione che non sia passato il tempo. Mi ricordo tutto, tutto”.

La sua Francesca.
“Lei aveva paura, io le ripetevo di stare tranquilla. Ti proteggiamo noi, le dicevo. E là ho sbagliato, mi sono quasi sostituita all’Altissimo. Cosa decidiamo, noi?”.

Il suo presente.
“Vivo a pochi chilometri dall’Aquila. Ma ho scelto una casa tutta in legno. Ho lasciato la mia in centro, non la volevo più, è ancora così. Qui mi sento sicura. Ma se mi guardo attorno vedo che la gente non ha capito nulla. Le persone sono attaccate alle piccole cose, più di prima. Continuano a costruire come prima”.

Oggi com’è L’Aquila?
“Una città triste, triste. Dico sempre, qua non splende il sole. Ma sono rimasta. Perché se tutti andassero via, sarebbe la fine”.

Come vede il suo futuro?
“Non so rispondere, troppo difficile. Vivo giorno per giorno”.

Il dolore.
“Uscivo di casa e piangevo, piangevo moltissimo. Non volevo pesare sul mio figlio che all'epoca aveva 14 anni. Non ha mai raccontato niente della sua storia. Una volta mi ha detto, mamma, se fossi morto io che ho vissuto di più, saresti stata più contenta. Francesca era piccola”.

Cosa gli ha risposto?
“Che dovevo andarmene io, i figli sono la parte migliore dei genitori. I genitori devono morire, questo dice la legge di natura. Mi sono curata per non pesare su di lui, dopo che è nato il bambino. Mi curo ancora, ci sono momenti duri. Anche se sono sorridente, circondata da amici. I miei ragazzi sono felici, il grande si è laureato, lavora già. Il piccolo è un bambino sereno. Però una parte di me non esiste, l’altra vive per i miei figli. E per ricordare Francesca, con lei tutti i bimbi morti nel terremoto. Li hanno dimenticati, è come se non fossero mai esistiti. Ma erano il nostro futuro".