Viaggio nell'arte ferita dal terremoto in Abruzzo, l'abbazia di Monte Santo (Teramo)

L'Aquila, 18 giugno 2018 - Oltre dieci chiese riaperte al culto, grazie a una messa in sicurezza 'definitiva'. E'  il numero a cui aggrapparsi, a quasi due anni dal terremoto del 2016, nell'Abruzzo che anche sul suo patrimonio artistico ancora deve fare i conti con gli strascichi  (operativi e giudiziari) del sisma 2009. Ai primi di giugno, nella sintesi del Segretariato Beni culturali, risultano 732 gli edifici di culto danneggiati su 781 beni da restaurare. In venti casi devono ancora essere completati i rilievi, mentre sono stati conclusi 172 interventi di messa in sicurezza (garantiti da Comuni, ministero dei Beni culturali e vigili del fuoco). Nel proseguire il nostro viaggio per raccontare l'arte ferita dal sisma, trova quindi una sostanziale conferma lo scenario appena rappresentato nell'audizione in Senato da monsignor Stefano Russo, vescovo di Fabriano-Matelica e presidente del Comitato per la valutazione dei progetti d'intervento a favore dei beni culturali ecclesiastici e dell'edilizia di culto. Il vescovo ha spiegato in sintesi senza giri di parole: tremila chiese danneggiate; a quasi due anni dal sisma, ancora non completati gli interventi di messa in sicurezza, mentre "quelli di ricostruzione non risultano nemmneno iniziati". In Abruzzo questo quadro drammatico ha una positiva eccezione. Come spiega Augusto Ciciotti, architetto del Segretariato regionale, "più di dieci chiese sono state messe in sicurezza, con interventi definitivi. Ad esempio l'abbazia di Monte Santo a Civitella del Tronto. Il tetto era crollato, per il sisma e la nevicata abbondante di quei giorni. Questa è stata la nostra strategia come ministero, dopo valutazioni tecniche ed economiche. Poi chiaro, in molti altri casi, dove c'erano le condizioni per fare opere definitive e sono intervenuti parrocchie, diocesi, Comuni, la stessa normativa di Protezione civile riconosceva solo la progettazione di opere provvisionali, insomma limitava l'intervento". Finora, nella fase d'emergenza, sono stati impegnati 10 milioni (cifra lorda).  Il problema dell'Abruzzo, spiega l'architetto,  "è la compresenza, in qualche caso sovrapposizione di due terremoti. Ancora stiamo lavorando sul 2009 e c'è molto da fare. Questa è una difficoltà grande".