Natale nelle casette
Natale nelle casette

Castelsantangelo sul Nera, 28 dicembre 2020 - Qualche vecchio del borgo dopo un po' di giorni in ospedale ha chiesto: "Voglio morire a casa mia". Dove? Nelle casette. Siamo a Castelsantangelo sul Nera (Macerata),  246 abitanti, un gioiello di paese nei monti Sibillini al confine con l'Umbria e all'inizio della Valnerina. Solo che questo è il ritratto di prima, quando ancora il terremoto del 2016 - il sisma del Centro Italia - non aveva distrutto tutto. E' stato il quinto Natale da sfollati, nelle casette delle polemiche. Ma nell'immobilismo aggravato dal Covid, chi non ha troppo tempo per aspettare la ricostruzione, considera ormai quelle "soluzioni abitative d'emergenza" come famiglia. Angela Cesaretti, psicologa, ha messo le luci di Natale e con la neve l'effetto è da incanto. Racconta: "Il lockdown qui è una condizione naturale. Già prima era raro incontrare più di due persone nelle strade deserte, adesso poi che è arrivato il freddo è pressoché impossibile. Gli unici assembramenti, se così li possiamo chiamare, sono per i funerali, sempre più frequenti in un paese di vecchi". 

La ricostruzione.

Oggi è il giorno dei piani attuativi, si attende la consegna dei progetti di ricostruzione firmati tra gli altri dall'archistar Stefano Boeri, un lavoro su Castello - come si chiama familiarmente il borgo - e per Arquata del Tronto. Angela traduce così l'attesa: "Li stiamo aspettando come oro colato. Da lì speriamo di capire dove, come e quando si potrà ricostruire". L'obiettivo: valorizzare le tipicità. La gente aspetta le case, ma i cantieri per ora - basta spostarsi anche a Visso - sono le gru per gli edifici che erano stati classificati in categoria B. Tra sentimenti  di "rabbia, rassegnazione, mancanza di prospettive". Con l'aggiunta di un clima tetro di paura, "qui ci sono tanti anziani, finora ce la siamo cavata con il Covid ma siamo spaventati". E quando l'epidemia si porta via qualcuno, "i signori delle onoranze funebri con tanta umanità passano con il carro nel villaggio di casette, sostano davanti alle finestre delle famiglie. Per consentire una preghiera, l'addio".

Il futuro.

Eppure le risorse in questa terra ci sono, qui dopo il lockdown era pieno di turisti in fuga dalle città. Perché quello che ci ha insegnato l'epidemia è che lo spazio è l'arma più importante che abbiamo a disposizione, e su quello dovremo ridisegnare le nostre vite. Di questo si sono accorti anche gli architetti più illuminati. Intanto Angela non demorde, e usa questo tempo sospeso anche per prendersi cura dei suoi gatti. Sono una sessantina e con ironia ha ribattezzato le casette  "area Sae felina".

Le casette dei mici terremotati

Insomma anche i mici a  Gualdo vivono in emerhgenza. Accuditi e amati, però.  Proposito per il 2021: può solo migliorare.