Uno striscione con i volti delle vittime di Viareggio
Uno striscione con i volti delle vittime di Viareggio

Roma, 5 ottobre 2020 - Si chiamano tabelle di Milano, tavole della legge per i risarcimenti civili. In concreto, stabiliscono quanto ’vale’ una vita umana. “L’aggiornamento delle tariffe è periodico, l’ultimo risale al 14 marzo 2018, non esiste una scadenza fissa. Fanno statistica le sentenze analizzate dall’osservatorio della giustizia civile di Milano e conta naturalmente l’inflazione“, chiarisce l’avvocato Tiziano Nicoletti. Voce esperta. Rappresenta l’associazione dei familiari ’Il mondo che vorrei’ nel processo per la strage di Viareggio, che il 2 dicembre approderà  in Cassazione. Era il 29 giugno 2009, un treno merci carico di gpl deragliò, in una cisterna si aprì uno squarcio di 40 centimetri, tre minuti dopo gli scoppi. Alla fine si contarono 32 vittime.
Avvocato, quali sono i criteri di base per decidere l’entità di un risarcimento?
“Innanzitutto, il rapporto parentale. Il giudice deve valutare alcuni elementi, ad esempio se c’era convivenza tra la vittima e il danneggiato, che tipo di rapporto ci fosse, se sopravvivono altri parenti o no.  E alla fine motivare la scelta, tra la cifra più bassa e quella più alta prevista dalle tabelle".

Contano età e professione della vittima?

"La prima sì, la seconda oggi non più. Il principio è stato sancito da tempo dalla giurisprudenza. Il danno per la perdita parentale e anche quello biologico, prescindono dal lavoro svolto.  La morte di un operaio non è diversa da quella di un amministratore delegato della società. Aggiungo: grazie al cielo. Poi ci sono altre voci, come la perdita di chance. Ma sono  tutte cose che vanno dimostrate".

Cosa significa?

"Faccio un esempio: se sono un cantante lirico e subisco un danno alle corde vocali perché l'otorino sbaglia l'operazione e il giorno dopo non posso presentarmi al concorso per diventare il primo cantante della Scala, ho perso quell'occasione".

L'espressione dà i brividi ma si deve parlare di tariffario.

"Per la morte di un figlio il margine oscilla tra 165.960 euro e 331.920 euro. Poi sarà il danneggiato a dover dimostrare perché ha diritto ad avere il massimo. Ma non esiste uno schema prestabilito. E' il giudice a dover accertare, di volta in volta. La stessa cifra viene riconosciuta a un figlio per la morte di un genitore, a un coniuge non separato o ai conviventi di fatto. Per un fratello, il risarcimento oscilla tra 24.028 e 144.130 euro. Stessa cifra a favore del nonno per la morte di un nipote. Questa voce è stata aggiunta nel 2018, prima non c'era". 

Si calcolano persino i centesimi.

"Sì, non sono cifre tonde perché  vengono aggiornate con l'indice Istat. Poi ad esempio a Viareggio i responsabili civili hanno risarcito anche gli zii. Non erano tenuti a farlo". 

La legge Viareggio, come quella per Rigopiano - il disastro con 29 morti in Abruzzo -, ha stabilito elargizioni per consentire alle famiglie di pagare le spese legali. Anche in questo caso sono stati fissati dei paletti.

"Si parla esclusivamente di parenti diretti: figli, enitori, fratelli, coniugi... La funzione è proprio quella di erogare in tempi brevi ai familiari delle vittime somme che permettano di affrontare sia l'immediatezza sia le spese di giustizia. Capita infatti che le assicurazioni dei responsabili civili bussino  alla porta dei familiari per offrire soldi purché non si costituiscano parte civile".

Cosa cambia avere o no le vittime nel processo?

"Cambia molto. Mi riferisco sempre a Viareggio. Inchiesta lunghissima e complicatissima, le responsabilità partono dall'Austria, passano per la Germania e arrivano in Italia".

La società proprietaria del vagone era tedesca, quella che non ha fatto la revisione era austriaca...

"Insomma, è un'indagine molto complessa. Quindi è molto importante per la procura avere delle parti civili  che la supportino nel sostenere l'accusa. Tanto è vero che fin dall'inizio le assicurazioni hanno cercato di risarcire più parti civili possibile".

Qualcuno ha accettato.

"Ma molte sono ancora dentro. Perché a Viareggio si è formata un'associazione, 'Il mondo che vorrei'. Come a Rigopiano. Un comitato di familiari che ha cercato di sostenere anche economicamente le parti civili. E poi molti sono rimasti comunque, nonostante le offerte ricevute, anche doppie rispetto a quelle di norma. In parole povere, un avvocato di parte civile che è dentro al processo e può dire la sua, è una presenza ingombrante".

Perché le tabelle di Milano sono diventate il punto di riferimento per tutti? In pochi usano quelle di Roma, ad esempio.

"E' una soluzione giurisprudenziale. Nel corso degli anni, Milano è stato riconosciuto dai giudici d'Italia e soprattutto dalla Cassazione, come il tribunale che aveva la visione migliore sui risarcimenti dei danni. Non c'è alcuna legge che obblighi il giudice ad applicarle".