Rigopiano, escursionisti recuperati dal Soccorso alpino
Rigopiano, escursionisti recuperati dal Soccorso alpino

Rigopiano (Farindola), 15 marzo 2021 - L'allarme era di quelli che fanno venire gli incubi, "tre dispersi a Rigopiano". Perché la località delle montagne pescaresi  è sufficiente a far scattare l'allerta rossa,  lì il 18 gennaio 2017 si è verificata una delle stragi più gravi di sempre in montagna, 29 vittime nel resort cancellato da una valanga. Ma per fortuna gli escursionisti che ieri mattina si erano avventurati sul Gran Sasso - scegliendo alla fine una destinazione diversa - hanno rimediato solo freddo e spavento. Stavano faticosamente rientrando a casa, all'una di notte, quando sono stati rintracciati dalle squadre del Soccorso alpino.  

L'allarme era stato dato dalle famiglie, preoccupate per il mancato rientro.

Gianluca D'Andrea (Soccorso alpino)

Gianluca D'Andrea, responsabile della stazione di Penne, ricostruisce le ore concitate. "La mattina partendo avevano detto che sarebbero andati su monte San Vito, che sta proprio sopra Rigopiano.  Ma poi  i tre escursionisti, tra loro una ragazza, hanno cambiato idea, e da Valle d'Angri hanno fatto un giro molto lungo, per poi rientrare. Solo che il terreno era impervio, le condizioni  difficili, con freddo, vento e neve. Non c'era segnale telefonico, non riuscivano a comunicare". Alla fine li hanno trovati a un chilometro dalle macchine, sulla strada del rientro. Poco prima di essere raggiunti dal Soccorso alpino, erano riusciti a mettersi in contatto con i carabinieri, avevano rassicurato, "stiamo bene".  Le parole più attese per scacciare  il fantasma del Velinoi quattro escursionisti ritrovati morti dopo quasi un mese di ricerche sui monti dell'Aquilano. "E' vero, spesso i rischi in montagna sono sottovalutati - riconosce D'Andrea -. Ma gli incidenti possono capitare anche alle persone esperte". Il Soccorso alpino - che ha lavorato insieme a vigili del fuoco di Pescara e carabinieri di Penne - aveva allertato le unità cinofile. Anche perché "i sentieri erano tanti, non potevamo sapere la direzione, per questo i cani molecolari ci potevano dare indicazioni preziose - chiarisce D'Andrea -. Abbiamo tentato di usare anche l'Sms locator, un sistema che invia un messaggio al cellulare del disperso. Che riceve un link, cliccando comunica alla centrale operativa la posizione con il gps. Chiaramente funziona se c'è segnale telefonico. Come il Georesq, che si può attivare sugli smartphone, servizio di geolocalizzazione e inoltro delle richieste di soccorso, gestito dal nostro corpo". Ma ieri sera purtroppo la tecnologia si è dovuta arrendere: perché la valle dei dispersi era muta, inaccessibile alle comunicazioni.