Rigopiano, i familiari delle vittime in tribunale
Rigopiano, i familiari delle vittime in tribunale

Pescara, 19 giugno 2020 - Come una maledizione. Ancora si deve tenere l’udienza preliminare del processo per la strage di Rigopiano  - 29 vittime e 11 scampati dalla tomba di ghiaccio sul Gran Sasso, era il 18 gennaio 2017 - ma continuano a susseguirsi i colpi di scena. L’ultima inchiesta è stata aperta ieri dalla procura di Chieti per induzione al suicidio, dopo che l’ex capo della Mobile di Pescara, Pierfrancesco Muriana, indagato per calunnia, è stato trovato chiuso nella sua auto, intossicato dai gas di scarico. Tentativo di avvelenamento, hanno concluso le indagini. “Sono estraneo alla vicenda di Rigopiano”, la sintesi di un biglietto rinvenuto  dagli investigatori. Il poliziotto non è in pericolo di vita, è stato sentito in ospedale come persona informata sui fatti. Era stato accusato in un esposto da un carabiniere forestale finito a sua volta nel registro degli indagati assieme ad altri due colleghi con l’ipotesi di falso materiale e ideologico proprio sulla base di una denuncia di Muriana (il procedimento è stato archiviato a marzo). Accuse e controaccuse che riguardavano le  telefonate di Gabriele D'Angelo, il cameriere del resort e volontario della Croce Rossa che quel giorno di gennaio chiese aiuto fin dal mattino.

Inevitabile ripensare alla tragedia del generale Guido Conti, trovato cadavere venerdì 17 novembre 2017 nei boschi del monte Morrone, suicida con un colpo di pistola alla tempia destra, accertò l’inchiesta. Verdetto mai accolto dalla famiglia che chiese la riapertura delle indagini. Spiega l’avvocato Alessandro Margiotta: "Qualche settimana fa è arrivata una nuova richiesta di archiviazione. Decideremo nei prossimi giorni cosa fare". Il generale aveva lasciato scritto su Rigopiano: "Quelle vittime mi pesano come un macigno perché tra i tanti atti ci sono prescrizioni a mia firma".
Resta un dolore senza fine e un grande disorientamento per le famiglie di chi non è mai tornato dal resort, o perché era lassù in vacanza o perché ci lavorava. "Siamo stati dimenticati da tutti", l’amara conclusione qualche giorno fa di Giampaolo Matrone, scampato dopo 62 ore sotto le macerie ma tornato a casa senza la moglie Valentina Cicioni, che aveva appena 32 anni.

Le operazioni per il salvataggio di Giampaolo Matrone

“Già prima il procedimento penale avanzava a rilento - la sua denuncia - ma adesso con il lockdown per l’emergenza coronavirus si è proprio arenato tutto per mesi. Siamo fermi all’udienza del  31 gennaio e ci troviamo ancora nella fase di costituzione delle parti”. Poi un riferimento  ai 10 milioni  di indennizzo per le famiglie, mai arrivati. Ma su questo è ottimista l’avvocato Emanuela Rosa, che difende Francesco D'Angelo, il fratello di Gabriele.

“Quei soldi non sono bloccati, penso che si avrà l’erogazione a breve, nelle prossime settimane. La procedura era lunga. Domani scade il tempo previsto per le osservazioni dei sindaci. Dopo, arriverà l’indennizzo”.

Decisamente più pessimista sul quadro generale l’avvocato Romolo Reboa, che rappresenta i familiari di quattro vittime. Dopo gli ultimi sviluppi e l’inchiesta per istigazione al suicidio, si chiede: “Mi domando se non vi sia ormai incompatibilità territoriale, se non sia più opportuno che questo processo si celebri a Campobasso”, la sede alternativa all’Abruzzo.

Proprio Reboa qualche tempo fa aveva sollevato il problema degli spazi per il dibattimento, l'udienza preliminare è fissata sulla carta al 10 luglio.  Il sindaco di Pescara, rispondendo al suo appello, ha messo a disposizione un palazzetto dello Sport. Ma il presidente del tribunale  Angelo Mariano Bozza non si è ancora pronunciato. L'emergenza Covid anche per la giustizia durerà fino al 31 luglio, quasi scontato un nuovo rinvio. E sarebbe l’ennesimo.