L'hotel Rigopiano nel 2017, pochi giorni dopo la tragedia (Ansa)
L'hotel Rigopiano nel 2017, pochi giorni dopo la tragedia (Ansa)

Pescara, 29 ottobre 2019 - Rischia il terzo rinvio in tre mesi. Il processo per la strage di Rigopiano è senza pace o forse ne ha troppa. Potrebbe saltare anche l’udienza preliminare di venerdì 29 novembre, se sarà ufficializzata la notizia che circola da ieri sera in una chat di avvocati: le Camere penali pronte a dichiarare un nuovo sciopero proprio dal 25 al 29.
Non solo. Il procedimento potrebbe slittare addirittura all’anno prossimo, a gennaio. Perché il calendario fissato dal gup prevede un’udienza al mese, nell’ultimo venerdì. A dicembre l’appuntamento cade il 27, proprio in mezzo alle feste di Natale. Dunque, non così scontato. Naturalmente sarebbe un colpo durissimo per le famiglie delle 29 vittime, già molto provate dai continui rinvii e sempre in prima linea. Ci sono anche padri e madri ormai anziani che ogni volta affrontano lo stress di  lunghe trasferte. “Se dovesse essere confermata l’astensione degli avvocati, mi aspetterei che il gup il 29 stesso fissasse un’udienza straordinaria, magari nei primi giorni di dicembre”, ragiona Camillo Graziano, avvocato di Alessio Feniello, che nella strage del resort ha perso il figlio Stefano, 28 anni. Padre di una vittima e condannato per un mazzo di fiori, così l’ha conosciuto l'Italia (è a processo per violazione dei sigilli nella zona rossa delle macerie). 

Davvero tormentata la storia di questo processo che sembra non partire mai. Il 16 luglio l’udienza preliminare è durata il tempo di fare l’appello (già obbligo oneroso, visto il numero delle parti in campo). Subito rinviata al 26 settembre perché i legali degli imputati, com’è loro diritto, hanno chiesto di approfondire le posizioni delle parti civili, che sono più di cento. A settembre, poi, la mamma di Stefano Feniello in una pausa dell’udienza - tutti fuori dall'aula, che serviva per un altro procedimento - si è trovata al  bar con uno degli imputati, l’ex sindaco Massimiliano Giancaterino, e gli si è avventata contro gridando: “Hai firmato la condanna a morte di mio figlio”. L’uomo ha chiamato l’ambulanza, è uscito dal pronto soccorso con un referto per aggressione e così l’assenza per legittimo impedimento ha fatto slittare il processo per la seconda volta. Rinvio al 25 ottobre e nuova beffa: astensione delle Camere penali. Scenario che si potrebbe ripetere anche il 29 novembre.