Rigopiano, rinviato ancora il processo
Rigopiano, rinviato ancora il processo

Pescara, 1 ottobre 2019 - Rischia di saltare per la seconda volta in una settimana l’udienza preliminare del processo per la strage di Rigopiano. Già rinviata il 27 settembre per legittimo impedimento di un imputato, è destinata a slittare ancora. Stavolta per sciopero. Proprio ieri, infatti, l’Unione delle Camere penali ha proclamato l’astensione dal 21 al 25 ottobre, una protesta per l’abolizione della prescrizione e la mancata riforma del processo. E proprio l’ultimo venerdì del mese era la data stabilita per Rigopiano.

Sconforto e delusione tra le famiglie delle 29 vittime ma anche tra i loro legali. “L’astensione è un diritto – premette Camillo Graziano, che difende i Feniello –. Ma  basta aderisca anche uno solo degli avvocati degli imputati per rinviare tutto. Quindi il rischio è abbastanza certo. Da una parte è un modo per portare avanti una protesta, dall’altra però potrebbe essere visto come un segnale per evitare l’udienza”.

“Il 25 ci dobbiamo comunque presentare per la dichiarazione di astensione, chiaramente andrà uno per tutti”, ragiona il collega Romolo Reboa, che rappresenta diverse famiglie delle vittime e ogni volta parte da Roma. Il più critico, dopo le ultime disavventure nel tribunale di Pescara. Un’ora per fare l’appello e poi tutti fuori, udienza sospesa perché l’aula serviva per un altro processo. E proprio nella pausa, al bar, la mamma di Stefano Feniello - morto a 28 anni nell’hotel travolto da una valanga – ha aggredito l’ex sindaco Massimiliano Giancaterino, imputato e fratello di un’altra vittima, si chiamava Alessandro e faceva il maitre. "Hai firmato la condanna a morte di mio figlio", gli ha gridato. E' stata chiamata l’ambulanza, l’imputato è uscito dal pronto soccorso con una prognosi di dieci giorni e il proposito chiaro di presentare denuncia. Nel frattempo, però, l’udienza è stata rinviata per legittimo impedimento. La prima, a luglio, era servita solo per la costituzione delle parti civili.

"Mai successo in 40 anni di professione", il commento di Reboa dopo il trasloco forzato per lasciare posto ad altri. Contrario anche al rinvio, "avevo chiesto di stralciare quella posizione e andare avanti", protesta. Il figlio Massimo, che lavora negli Usa, affonda: "Rinvio incomprensibile. Negli Stati Uniti, una volta esercitata l'azione penale,  non c'è più il problema di prescrizione del reato. Si prescrive invece il processo. Per questo, quando s'inizia una fase processuale non ci sono pause o rinvii, si va avanti per lunghe ore e giorni". Così i colleghi l'hanno rimproverato: "Imparate dall'America".

Ma c’è malumore anche per altro, tra le famiglie. Il tribunale ha destinato a Rigopiano l’aula più grande, ma anche così in tanti devono restare in piedi, magari in fondo. E ci sono padri e madri ottantenni, nonni. Magari hanno affrontato un lungo viaggio per essere lì, con il cuore schiantato. “E non si sente nulla, i microfoni sono contati”, lamenta Marcello Martella, papà di Cecilia, estetista del resort, aveva solo 24 anni. Racconta che ad ogni udienza si fa la corsa per arrivare prima e sedersi. L’avvocato Reboa conferma quasi rassegnato: “I miei clienti mi avevano tenuto il posto ma un collega difensore degli imputati ha obiettato che non ci dovevamo mischiare. Così mi sono spostato da un'altra parte, portandomi dietro la sedia, però".

 
Marcello Martella, parlando anche a nome del comitato vittime, è netto: “Possono fare quello che vogliono ma noi non ci arrenderemo mai. Ci sono persone che arrivano da fuori, da Roma, da Chieti, da Camerino, da Vasto, da Mentana... Per loro prendersi giorni di ferie, arrivare a Pescara e rimandare tutto per un altro mese è un problema. Ancora di più siamo arrabbiati per quel che è accaduto il 27".