Le famiglie di Rigopiano in aula
Le famiglie di Rigopiano in aula

Pescara, 30 ottobre 2019 - L’ipotesi di un nuovo rinvio fa male al cuore. “Siamo consapevoli che lo sciopero delle Camere penali viene deciso a livello nazionale, però è strano che nelle ultime due date del processo, 25 ottobre e 29 novembre, vengano indette due astensioni consecutive. Non dimentichiamo che la nostra è una battaglia anche contro lo Stato. Nelle varie udienze, abbiamo sempre un servizio di ordine pubblico che ci osserva e monitora. Siamo noi oppure no le parti offese da tutelare in questo processo?”.

Dolore e amarezza negli interrogativi messi in fila dalle famiglie di Rigopiano. Mamme papà figli e fratelli hanno accolto con rabbia l’indiscrezione di un possibile nuovo sciopero degli avvocati che anche stavolta - com’è già accaduto il 25 ottobre - potrebbe coincidere con l’udienza preliminare per la strage del 18 gennaio 2017. Al momento l’astensione dal 25 al 29 novembre è una possibilità, circolata in una chat di avvocati. Soltanto la prossima settimana si potrà sapere se finirà davvero così. Ma il corto circuito si è innescato. “Non ci stiamo assolutamente ad essere penalizzati per quello che ci preme più di ogni altra cosa, arrivare a conoscere in tempi ragionevoli la verità e pretendere giustizia e certezze delle pene per i responsabili”, non cedono di un passo i parenti delle vittime.

“Se ci sarà lo sciopero, il rinvio potrà essere anche di qualche giorno”, ragiona Romolo Reboa, avvocato romano che assiste diverse famiglie. Ma per ottenere questo, dovrebbe cambiare la tabella di marcia decisa dal giudice, che aveva previsto un’udienza ogni ultimo venerdì del mese. “Cambiare il calendario è la soluzione”, aveva già osservato anche Camillo Graziano, legale della famiglia Feniello. E pensare che le motivazioni dello sciopero sono in contrasto con le attese delle parti offese a Rigopiano. Un bel paradosso... “Vero - riconosce l'avvocato -. La protesta delle Camere penali è proprio contro la riforma. Sarebbe sicuramente un’ulteriore garanzia per le vittime arrivare alla fine del processo senza il rischio della prescrizione. Che però, ricordo, non è dovuta alla manipolazione degli avvocati. Nel 95% dei casi la colpa è dei tempi farraginosi della giustizia italiana”.